domenica 25 gennaio 2015

Lunedì un asteroide da record “sfiorerà” la Terra (senza pericoli)

 
Si avvicinerà alle 17,49 (ora italiana) e sarà un’ottima occasione per gli studiosi di analizzarlo “da vicino”
 
Il termine “sfiorare”, nei parametri astronomici, significa confrontarsi con cifre dell’ordine di centinaia di migliaia di chilometri. Pertanto, quando un corpo celeste vaga nello spazio e transita a una distanza attorno al milione di chilometri, viene considerato molto ravvicinato, anche se la distanza non crea alcun allarmismo perchè è tale da evitare ogni contatto (o collisione). 
 
Non desta quindi alcuna preoccupazione il passaggio, a una distanza minima pari a tre volte quella tra la Terra e la Luna (quindi 1,2 milioni di chilometri) di un asteroide che lunedì 26 gennaio, alle 17.49, si avvicinerà al nostro pianeta. Piuttosto, sarà interessante dal punto di vista scientifico, e questo porterà gli astronomi di mezzo mondo ad analizzarlo con i più potenti mezzi di osservazione del cielo. L’asteroide è designato con la sigla 2004 BL86: gli astronomi hanno calcolato che ha una dimensione di circa 500 metri; è stato scoperto il 30 gennaio 2004 da un telescopio del centro statunitense di osservazione asteroidi LINEAR a White Sands, nel New Mexico. Il sorvolo rappresenterà il maggiore avvicinamento di un corpo celeste conosciuto, fino all’asteroide 1999 AN10 che transiterà vicino alla Terra nel 2027. 
 
“E’ un passaggio relativamente vicino per un asteroide di queste dimensioni, e quindi ci fornisce un’opportunità unica di osservarlo e scoprire qualcosa di più su di esso” - ha detto a “NASA Space.com” Don Yeomans, che è stato responsabile del Near Earth Object Program Office della NASA presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California”. 
 
Uno dei modi con i quali la NASA prevede di sapere di più di 2004 BL86 è di osservarlo alle microonde. L’antenna del Deep Space Network della NASA di Goldstone in California e l’Osservatorio di Arecibo, in Portorico, tenteranno di acquisire dei dati scientifici e immagini generate dal radar dell’asteroide durante i giorni attorno al massimo avvicinamento alla Terra. 
 
L’asteroide dovrebbe essere osservabile anche per gli astrofili dotati di piccoli telescopi: “Potrei prendere il mio binocolo preferito e darci un occhio” - ha detto Yeomans - “Gli asteroidi sono qualcosa di speciale. Non solo hanno fornito alla Terra i mattoni della vita e gran parte della sua acqua, ma in futuro, diventeranno risorse preziose per i minerali di cui sono composti e altre risorse naturali vitali”. 
La NASA rileva, cataloga e caratterizza gli asteroidi e le comete utilizzando sia i telescopi a terra che quelli paziali. Gli scienziati del programma Near-Earth Object, scoprono questi oggetti, li individuano e identificano i loro incontri ravvicinati per comprendere in modo preciso se possono essere potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta. 
 
Clicca qui per maggiori informazioni su asteroidi e oggetti vicini alla Terra. Mentre, per poter osservare il passaggio da casa, collegati online, suggeriamo ilVirtual Telescope Program italiano, diretto dall’astronomo Gianluca Masi. 
 
FONTE: Antonio Lo Campo (lastampa.it)
 

sabato 17 gennaio 2015

Creati primi muscoli in provetta


Si contraggono come quelli naturali, saranno utilizzabili per testare l’efficacia dei medicinali

Scienziati americani della Duke University sono riusciti per la prima volta a “coltivare” in laboratorio muscoli scheletrici umani, dimostrando che sono in grado di contrarsi esattamente come quelli ”naturali” in risposta a stimoli elettrici, biochimici o ai farmaci.  

Lo studio, pubblicato sulla rivista eLife e sostenuto anche da fondi Nih (National Institutes of Health), è coordinato da Nenad Bursac e Lauran Madden. 

I muscoli “in provetta” sono stati ottenuti partendo da cellule umane chiamate precursori miogenici, ricavati a loro volta da staminali e fatti moltiplicare più di mille volte, quindi sistemati su un supporto tridimensionale riempito di gel composto da sostanze nutritive. I nuovi muscoli, spiegano gli autori del lavoro, possono essere utilizzati per testare l’efficacia di vari medicinali senza agire direttamente sul paziente, ma ottenendo gli stessi risultati.  

«Uno dei nostri obiettivi - spiega Bursac - è usare questo metodo per offrire ai pazienti terapie personalizzate». L’idea, cioè, è quella di «prelevare da ogni malato una piccola biopsia, far cresce in laboratorio nuovi muscoli e usare questi campioni per valutare il farmaco migliore per il singolo caso».  

Uno studio in questo senso è già partito, ma il team Usa sta anche cercando di coltivare muscoli scheletrici umani funzionali partendo da staminali pluripotenti indotte (“ringiovanite”´ da cellule adulte), invece che da biopsie.  

«Vi sono infatti alcune patologie, per esempio la distrofia muscolare di Duchenne - precisa la scienziata - che rendono la biopsia particolarmente difficile. Se riuscissimo ad avere successo anche usando staminali pluripotenti indotte, ci basterebbe un piccolo campione di pelle o di sangue del paziente» per ottenere in provetta il suo muscolo “tester”.

FONTE:

domenica 11 gennaio 2015

Creato un intestino in provetta con cellule staminali

 
Un passo importante per la cura di molte malattie gravi dell’intestino. Ora la terapia standard è il trapianto
 
Un nuovo studio condotto da ricercatori del Children Hospital di Los Angeles ha permesso di creare e far funzionare un intestino creato con tessuto proveniente da cellule umane: il piccolo organo è in grado di replicare aspetti chiave di un intestino umano funzionante.  
 
Il tratto tenue che gli scienziati americani hanno sviluppato possiede importanti elementi tipici della strutture di rivestimento e di supporto della mucosa umana, tra cui la capacità di assorbire gli zuccheri, e anche connessioni cellulari. 
 
Il lavoro è pubblicato online sull’American Journal of Physiology: Gi & Liver e rappresenta un passo avanti per aiutare i malati con la medicina rigenerativa.  
 
L’organo bio-ingegnerizzato, ribattezzato “Tesi” (Tissue-Engineered Small Intestine), è stato creato da cellule staminali contenute nell’intestino umano e rappresenta un trattamento promettente per la sindrome dell’intestino corto, una delle principali cause di insufficienza intestinale, in particolare nei bambini prematuri e nei neonati con difetti congeniti.  
 
Finora, la terapia standard è il trapianto intestinale, opzione legata a doppio filo con il problema della carenza di donatori e della necessità di immunosoppressione per tutta la vita.  
 
«Abbiamo dimostrato che possiamo coltivare un piccolo intestino tenue che ha dimostrato di essere completamente funzionale e che si sviluppa dalle cellule umane. Una pietra miliare nel nostro cammino verso la possibilità di aiutare, un giorno, i pazienti con insufficienza intestinale», dicono gli studiosi.
 
FONTE: lastampa.it

giovedì 1 gennaio 2015

Scoperto il “Gioiello dell’Universo”, è a 9,5 miliardi di anni luce da noi


Un gigantesco ammasso di galassie, per “riempirlo” ci vorrebbero 400mila mld di stelle come il Sole

Gli scienziati l’hanno battezzato “Gioiello dell’Universo” ed è un il più massiccio gruppo di galassie scoperto finora e si trova alla distanza record di 9,5 miliardi di anni luce da noi.  Il gigantesco ammasso di galassie denominato XDCP J0044 è stato l’oggetto due differenti studi a guida Inaf-Istituto Nazionale di Astrofisica, condotti con i satelliti Chandra della Nasa ed Herschel dell’Esa.  

L’ammasso di galassie è talmente massiccio che per “riempirlo” ci vorrebbero quattrocentomila miliardi di stelle come il Sole ed il suo nome scientifico completo è XDCP J0044.0-2033. Gli studi, afferma l’Inaf, «da una parte certificano come l’ammasso, ribattezzato “Gioiello”, sia il più massiccio gruppo di galassie scoperto finora alla distanza record di 9,5 miliardi di anni luce da noi. Ma evidenziano anche l’età relativamente giovane dell’ammasso, che gli astronomi stimano all’incirca di un miliardo di anni».  

E l’Inaf riferisce che «giovani sono anche le galassie al centro dell’ammasso, come mostrano le osservazioni nel vicino infrarosso di Herschel: nelle regioni centrali è infatti presente una forsennata attività di formazione stellare, che non si riscontra in analoghi agglomerati di galassie più vicini a noi, sia nello spazio che nel tempo, e quindi più evoluti».  

«Abbiamo deciso di chiamare l’ammasso Gioiello perché mostra tanti “colori” dello spettro elettromagnetico, che per noi astronomi hanno un preciso significato: si va dall’emissione nella banda X da parte del gas caldo che ci permette di misurare la massa totale del cluster, all’emissione infrarossa della polvere riscaldata dall’intensa attività di formazione stellare» afferma Paolo Tozzi, ricercatore dell’Inaf-Osservatorio Astrofisico di Arcetri che ha guidato il primo dei due studi su XDCP J0044, in pubblicazione sulla rivista The Astrophysical Journal.  

«Ma quel nome vuole anche ricordare -aggiunge Tozzi- il luogo dove il nostro team si è riunito per la prima volta a discutere sui dati di Chandra relativi a questo oggetto celeste, ovvero a Villa il Gioiello, dove Galileo Galilei trascorse l’ultimo decennio della sua vita e scrisse alcune delle sue più importanti opere».  

L’osservazione del Gioiello nei raggi X da parte di Chandra è durata oltre 4 giorni ed è la più profonda osservazione in questa banda di radiazione mai condotta su un ammasso di galassie più distante di 8 miliardi di anni luce.  

«Trovare questo enorme ammasso di galassie ad una distanza così elevata e quindi ad un’epoca così remota nella storia dell’universo ci ha sorpreso perché non è facile spiegare come un simile oggetto si sia formato nei primi 4 miliardi di anni dopo il Big Bang» aggiunge ancora Tozzi. «Le informazioni che ci forniscono le indagini su XDCP J0044 potranno avere un notevole impatto sulla nostra comprensione di come l’Universo si sia formato ed evoluto su larga scala» rimarca lo scienziato.  

Ma questo ammasso risulta sorprendente anche per un’altra sua proprietà, emersa dalle osservazioni nell’infrarosso del telescopio spaziale Herschel dell’Esa. «A differenza degli ammassi più vicini, e quindi più evoluti, nel centro del “Gioiello” le galassie stanno formando stelle ad un ritmo di circa duemila nuovi astri all’anno, un dato strabiliante se pensiamo che in genere al centro degli ammassi si trovano vecchie galassie ellittiche che hanno finito di formare stelle da miliardi di anni» spiega Joana Santos, anche lei ricercatrice Inaf all’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, che ha guidato il secondo studio su XDCP J0044, in pubblicazione sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.  

«Le nostre indagini ci danno una visione senza precedenti di cosa accade negli ammassi di galassie appena formati» afferma ancora Santos. Studiare questo oggetto celeste nel lontano infrarosso è stato determinante poiché, prosegue l’Inaf, è soprattutto in questa banda della radiazione elettromagnetica che si concentra l’emissione della polvere interstellare presente attorno alle stelle in formazione e che viene riscaldata da esse. Così, i ricercatori sono stati in grado di ricostruire la distribuzione e la temperatura di quel materiale e risalire al tasso di formazione stellare nelle galassie dell’ammasso.  

«Per apprezzare il valore misurato da Herschel, che appunto ammonta a circa duemila nuove stelle ogni anno, basti pensare -evidenzia l’Inaf- che attualmente in tutta la nostra Via Lattea il tasso della formazione stellare è soltanto di qualche massa solare all’anno».   «Questa altissima frequenza con cui si stanno accendendo nuove stelle nel Gioiello è una novità assoluta per osservazioni di ammassi galattici di questa dimensione e -sottolinea Santos- ci indica che l’ammasso è ancora in una delle prime fasi della sua evoluzione». 

«Sappiamo già che con il trascorrere del tempo poi, -conclude- anche le galassie nel centro di XDCP J0044 diverranno simili a quelle degli ammassi che osserviamo nell’universo locale, ovvero galassie ellittiche ricche di stelle vecchie e senza più gas diffuso». 

FONTE: lastampa.it