sabato 31 dicembre 2016

Feste di Natale: tre chilogrammi in più, ecco come smaltirli

Feste di Natale: tre chilogrammi in più, ecco come smaltirli 







 Fino a tre chili in più, con un picco che, in alcuni casi, può arrivare fino a cinque. Dall'inizio di dicembre sulle tavole un eccesso di 1500 calorie al giorno. Questo il pesante bagaglio che possono portare le festività natalizie secondo uno studio di “In a Bottle” (www.inabottle.it) condotto attraverso metodologia Woa (Web Opinion Analysis) su circa cinquanta portali, forum e community di esperti nutrizionisti, dietologi e medici di base.
Solo pochi, il 22%, i fortunati che riescono a limitare i danni, arrivando a pesare solo un chilo in più rispetto all'ultimo controllo pre-festivo. Ecco il decalogo “smaltipanettone” che arriva dagli esperti: 1) Osservare una dieta varia ed equilibrata 2) Non sottovalutare i rischi di un'alimentazione iper-calorica 3) Limitare i dolci 4) Evitare il consumo di bevande alcoliche 5) Praticare attività fisica 6) Mangiare prevalentemente frutta everdura 7) Scegliere l'acqua, assumerla può aiutare a eliminare i liquidi in eccesso e a opporsi alla voglia di mangiare ancora grazie alla capacità di dilatare lo stomaco e favorire il senso di sazietà 8) Evitare di assaggiare i cibi lontano dai pasti 9) Ridurre i grassi 10) Non saltare i pasti.

Per il 74% del campione dell'indagine l'aumento di peso regalato dal Natale è reale. Basandosi sulla loro esperienza, gli esperti stimano che durante le feste di fine anno si ingrassi in media di 2 chili (secondo il 24% dei camici bianchi), per arrivare ai 3-4 kg (32%), senza escludere la possibilità di sfiorare addirittura i +5 Kg (18%). 

FONTE: ilmessaggero.it

mercoledì 28 dicembre 2016

Ottenuta la prima cellula staminale sintetica

Rappresentazione artistica della cellula staminale sintetica (fonte: Alice Harvey, NC State University)

Offre tutti i benefici evitando i rischi 

Funziona la prima cellula staminale sintetica. È stata realizzata per ottenere tutti i benefici delle cellule staminali, eliminando i rischi. Questa prima versione è una cellula cardiaca, ma la tecnica permette di ottenere cellule staminali artificiali di molti altri organi e tessuti. Descritto su Nature Communications, il risultato si deve al gruppo coordinato da Ke Cheng, della North Carolina State University.

Un approccio innovativo
''E' un approccio interessante e innovativo'' ha osservato il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell'università di Roma Tor Vergata. E’ interessante anche, ha aggiunto, ''che sia stato sperimentato sia in vitro sia su topi''. Trapiantate infatti nei topi con infarto del miocardio, queste cellule si sono legate ai tessuti cardiaci e hanno riparato quelli danneggiati, con una efficacia paragonabile a quella delle cellule staminali cardiache.

Una strategia promettente nella medicina rigenerativa
Le terapie con le cellule staminali rappresentano una strategia promettente nel campo della medicina rigenerativa. Queste cellule, infatti, possono riparare tessuti o organi danneggiati, grazie alla secrezione di proteine con proprietà rigenerative. Tuttavia il trapianto di queste cellule è associato con il rischio di sviluppo di tumori e rigetto immunitario. Le cellule staminali artificiali invece hanno le stesse funzioni delle cellule staminali nella riparazione dei tessuti, senza i rischi.

Ottenute con materiale biodegradabile e biocompatibile
Sono state ottenute con un materiale biodegradabile e biocompatibile chiamato Plga (acido lattico co-glicolico) nel quale sono stati aggiunte le proteine prodotte da cellule staminali cardiache umane in coltura. Infine, queste cellule sono state rivestite con la membrana delle cellule staminali cardiache. ''Abbiamo preso il contenuto e il guscio delle staminali - ha osservato Cheng - e li abbiamo confezionati in una particella biodegradabile''.      

FONTE: ansa.it 

lunedì 26 dicembre 2016

Ecco la tecnica di respirazione orientale che cura la depressione

Ricerca dell’Università della Pennsylvania da poco pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Clinical Psychiatry. La pratica prevede l’alternanza di respiri lunghi e veloci

Un tecnica di meditazione di origini orientali basata sulla respirazione – chiamata Sudarshan Kriya Yoga – sembra avere un effetto benefico contro la depressione anche nei casi clinici più difficili, come quelli resistenti ai farmaci. A suggerirlo è una recente ricerca dell’Università della Pennsylvania da poco pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Clinical Psychiatry. Lo studio ha verificato un importante miglioramento dei sintomi di ansia e depressione in un gruppo di pazienti affetti da depressione maggiore resistente ai farmaci e invitati a cimentarsi in questa pratica per un periodo di tempo limitato.         

Praticato anche in alcuni centri ospedalieri italiani come terapia complementare contro i disturbi depressivi e le dipendenze, il Sudarshan Kriya Yoga è una pratica di meditazione basata sul respiro che prevede l’avvicendarsi di esercizi di respirazione profonda con esercizi di respirazione rapida e intensa, che hanno l’effetto di guidare i praticanti in un profondo stato di quiete consapevole. Alcuni studi condotti in passato hanno dimostrato l’effetto benefico di questa forma di meditazione contro alcune forme di depressione lieve e contro la dipendenza da alcol, tuttavia nessuna ricerca aveva mai esplorato i suoi potenziali effetti sui casi clinici di depressione maggiore.  

Miglioramenti in otto settimane  
Lo hanno fatto oggi i ricercatori dell’Università della Pennsylvania, che hanno arruolato in uno studio 25 pazienti affetti da depressione maggiore e già sottoposti a otto settimane di cure farmacologiche senza alcun miglioramento. La metà di questi era inserita in un gruppo di controllo, mentre gli altri erano invitati a cimentarsi in un training di Sudarshan Kriya Yoga della durata di otto settimane, in un contesto di gruppo e in casa propria. Come risultato, i pazienti che avevano praticato regolarmente la meditazione mostravano un importante miglioramento dei sintomi ansiosi e depressivi al termine delle otto settimane, con un passaggio da 22.0 a 10.27 di punteggio medio nella scala di Hamilton – uno dei test più diffusi per la diagnosi della depressione - e un rispettivo miglioramento di 15.48 punti e 5.19 punti nei test di autovalutazione di Beck per la depressione e l’ansia.  

Ideale come terapia complementare  
«Con una così ampia percentuale di pazienti che non rispondono pienamente agli antidepressivi, è importante identificare nuove strategie che funzionino meglio in ogni persona contro la depressione», ha dichiarato il responsabile dello studio, Anup Sharma. «Qui abbiamo una terapia promettente e a basso costo che può potenzialmente mostrarsi un approccio efficace e non farmacologico per i pazienti nei confronti di questo disturbo».  

Il prossimo passo, secondo il ricercatore statunitense, sarà ora quello di condurre uno studio più ampio su questa pratica e valutare il potenziale impatto sulle funzioni e le strutture cerebrali nei pazienti clinicamente affetti da depressione. 

FONTE: lastampa.it
 

sabato 24 dicembre 2016

Costruito naso elettronico che fiuta decine di malattie

Un naso elettronico è capace di riconoscere dall'odore ben 17 malattie   (fonte: Genia Brodsky and Noam Sobel (The Weizmann Institute))

Si ispira a medici del passato,che facevano diagnosi dagli odori

Un naso elettronico è capace di riconoscere dall'odore ben 17 malattie, dal tumore del rene al morbo di Parkinson, annusando il respiro dei pazienti come facevano i medici del passato. Descritto sulla rivista Acs Nano, il dispositivo è stato costruito dal gruppo dell'istituto israeliano Technion guidato da Hossam Haick. E' un passo in avanti rispetto agli altri nasi elettronici sperimentati finora, sviluppati per riconoscere una o pochissime malattie.

Una pratica molto antica
Prima dell'arrivo di sofisticati strumenti di analisi, i medici riconoscevano alcune malattie annusando il respiro dei pazienti, secondo una pratica molto antica. Gia Ippocrate, nel V secolo a.C. insegnava a suoi studenti a riconoscere gli odori di malattie come il diabete, che porta in alcuni casi ad avere un alito dolciastro. A distanza di secoli le nanotecnologie hanno permesso di 'annusare le malattie' con il naso elettronico: consiste in un 'retino' cosparso di nanosensori che raccolgono 13 differenti odori, le cui componenti vengono analizzate con uno spettrometro di massa. In questo modo lo strumento riconosce l'eventuale presenza di malattie: sulla base dell'analisi del respiro lo strumento permette di riconoscere le firme di ben 17 malattie diverse.

FONTE: ansa.it 

mercoledì 21 dicembre 2016

Un bicchiere di vino al giorno? Non fa bene a tutti

Studio australiano sulla sindrome del «cuore in vacanza» e lo squilibrio dei battiti cardiaci a causa dell’assunzione di alcol

Un bicchiere di vino al giorno potrebbe anche far bene. Ma non a tutti. Una ricerca australiana ha dimostrato che su 900 mila persone, l’8% - ovvero in 72 mila - ha un rischio maggiore di irregolarità del battito cardiaco anche se ingerisce piccole dosi di alcool. Anche quel mezzo bicchiere di vino rosso al pasto da sempre considerato un «toccasana». 

Lo studio, coordinato dal dottor Peter Kistler dell’Alfred Hospital di Melbourne, è stato pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology ed evidenzia come la «Holiday heart syndrome» - la sindrome del «cuore in vacanza» che provoca irregolarità nei battiti cardiaci a causa del troppo bere durante una festa o nel fine settimana - potrebbe verificarsi anche consumando un solo bicchiere alcolico al giorno. 
 
«L’alcool non è una sostanza universalmente buona per il cuore – ha dichiarato il dottor Kistler –. Può essere buona per i vasi, ma per la parte elettrica cardiaca probabilmente non lo è». Nello specifico, questo studio ha evidenziato gli effetti dell’alcool sulla fibrillazione atriale, ovvero al battito cardiaco irregolare che può provocare coaguli, ictus, insufficienza cardiaca e altre complicanze. Se non viene opportunamente trattata, questa irregolarità raddoppia il rischio di morte per cause cardiache ed aumenta di cinque volte il rischio di ictus. 
 
Sono tre le motivazioni ipotizzate dei ricercatori australiani. Bere alcool può danneggiare direttamente le cellule cardiache e portare alla formazione di piccole quantità di tessuto fibroso, causando le irregolarità di battito. Oppure l’alcool potrebbe portare all’irregolarità cardiaca stimolando il sistema nervoso autonomo. Infine, un altro motivo potrebbe essere collegato al fatto che l’alcool determina obesità, problemi all’apparato respiratorio e pressione elevata, che indeboliscono il cuore di chi beve. 
 
Per approfondire il meccanismo ci sarà ora bisogno di altri studi, anche perché «il problema della maggior parte delle ricerche del settore è che i ricercatori si affidano al ricordo delle persone su quanto bevono: un processo che porta spesso a sottovalutare il consumo di alcool», ha dichiarato alla Reuters Health l’esperto Tim Stockwell, direttore del Center for Addicrions Research e professore al British Columbia di Vancouver, in Canada. Il suo consiglio è quindi «bere sì, ma a dosi basse per ridurre l’esposizione del cuore alle tossine». 

FONTE: lastampa.it



martedì 20 dicembre 2016

Aumentano trapianti e donazioni, Italia resta leader Europa

Aumentano trapianti e donazioni, Italia resta leader Europa © ANSA
Incremento anche per quelle da vivente


Aumentano i trapianti e le donazioni d'organo in Italia. Lo rivelano i dati di proiezione dell'ottobre scorso forniti dal Centro nazionale trapianti (Cnt), che confermano la leadership italiana in Europa. Sono stati eseguiti 3.268 trapianti, contro i 3.002 del 2015 e il totale dei donatori d'organi è stato di 1.260, contro i 1.165 dello scorso anno.
Questo quanto emerso nel corso di un incontro sul tema organizzato a Roma. La principale novità riguarda le donazioni da vivente, che già nel 2015 hanno registrato un incremento del 20,4% rispetto all'anno precedente. In particolare quelle di rene (da vivente) hanno raggiunto un vero e proprio record, superando per la prima volta la soglia dei 300 prelievi (+56,8% rispetto al 2012).

    "Con la nascita, nel novembre del 2013, del Centro nazionale trapianti operativo (Cnto) - ha dichiarato il direttore del Cnt Alessandro Nanni Costa - siamo attivi ormai in tempo reale, lungo l'arco delle 24 ore, e riceviamo dalle Regioni le segnalazioni di tutti i donatori d'organo, esaminandone idoneità e rischio di trasmissione di malattie. Seguiamo l'assegnazione di ciascun organo, sia che venga destinato a un programma nazionale, sia alle liste regionali, sino alla fase del trapianto. Anche i trasporti di organi, equipe e pazienti sono monitorati dal Cnto attraverso un collegamento costante con le Regioni".

Secondo Giuseppe Piccolo, coordinatore regionale trapianti della Lombardia, il cammino dei trapianti "è un pò claudicante perchè la gamba più forte è quella sociale mentre quella sanitaria appare ancora debole". Per questo, ha precisato, "l'obiettivo è quello di considerare la donazione di organi e tessuti come un'attività sanitaria di cui sono responsabili le direzioni degli ospedali, nel contesto di programma regionali e nazionali ben definiti".

Il trapianto è quindi ad oggi la miglior cura per l'insufficienza terminale d'organo. "Rispetto alle terapie alternative e al supporto artificiale - ha spiegato Andrea De Gasperi, Direttore del Dipartimento Niguarda Transplant Center - non solo rappresenta un vero e proprio salvavita, come nel caso del trapianto di cuore o del trapianto di fegato nell'epatite fulminante, ma determina anche una migliore sopravvivenza del paziente: nel caso del trapianto di fegato, si rileva una sopravvivenza dell'86% a un anno dall'intervento. Nel trapianto di rene, la percentuale di sopravvivenza a un anno è del 97,2%".

Il trapianto di rene permette, inoltre, una sopravvivenza dei pazienti molto superiore a quella attesa in un paziente in dialisi: dopo il trapianto, il rischio di decesso è di oltre il 70% inferiore, rispetto ai pazienti di pari età in dialisi. Una migliore condizione clinica determina inoltre una migliore qualità di vita e, in molti casi, un ritorno all'attività lavorativa: il Cnt stima che l'89,9% dei pazienti italiani sottoposti a trapianto di cuore, l'78% dei trapiantati di fegato e l'89% dei trapiantati di rene, lavora o è nelle condizioni di farlo e quindi è pienamente reinserito nella normale attività sociale.

Sul fronte delle donazioni d'organo, se chi lo ha fatto lo rifarebbe nella quasi totalità dei casi, per quelle da cadavere - ha sottolineato Giuseppe Vanacore, presidente Aned (Associazione nazionale emodializzati dialisi e trapianto) "i livelli di opposizione sono ancora troppo elevanti, intorno al 30-32%, a dimostrazione del fatto che c'è ancora un grande gap culturale da colmare".
Da parte sua Raffaello Innocenti, dg della divisione farmaceutica Italia del Gruppo Chiesi, ha sottolineato che "anche le aziende possono oggi contribuire a questo processo virtuoso, non solo attraverso terapie innovative che incrementino la sopravvivenza del paziente, ma anche favorendo lo scambio di informazioni tra le realtà che operano in questo ambito".
 

FONTE: ansa.it


lunedì 19 dicembre 2016

Su Cerere acqua in almeno 10 crateri e nel sottosuolo

Ghiaccio d'acqua vicino ai poli di Cerere (fonte: NASA)
Sotto forma di ghiaccio, in ombra e vicino ai poli

C'e' acqua sul pianeta nano Cerere, in orbita fra Marte e Giove: si trova sotto forma di ghiaccio, in particolare ai poli e nel sottosuolo. La conferma arriva dai dati della sonda americana Dawn analizzati da due studi: il primo coordinato da Thomas Platz, dell'Istituto tedesco Max Planck di Gottinga, pubblicato sulla rivista Nature Astronomy; l'altro guidato da Thomas Prettyman, dell'Istituto di Scienze planetarie dell'Arizona, pubblicato sulla rivista Science. Entrambi sono stati presentati nel convegno della Societa' Geofisica Americana.

FONTE: ansa.it

domenica 18 dicembre 2016

Detartrage dei denti almeno ogni 6 mesi per non rischiare gengiviti

Parla l’esperto: ecco come tenere la nostra bocca sempre sana e pulita

Sarà per pigrizia o per paura. O semplicemente perché non ci si pensa o perchè si vuole fare economia. Qualunque sia il motivo, gli italiani fanno davvero poca attenzione ai denti. Specialmente alla loro igiene.  

Un’indagine di Altroconsumo ha trovato che il 68% dei nostri connazionali spazzolano i denti meno di due minuti, il 28% li lava meno di due volte al giorno e il 12% cambia spazzolino solo una volta sformato. 
 
Il nemico numero uno che si tende, troppo spesso, a ignorare è il tartaro. «Si tratta di una placca batterica calcificata che si deposita intorno ai denti e che, se non rimossa, può causare infezioni», spiega Umberto Romeo, docente di Patologia Orale della Sapienza Università di Roma.  
 
IL DETARTRAGE RIMUOVE IL TARTARO E VA ESEGUITO OGNI SEI MESI  
Il metodo più efficace per eliminare il tartaro è il cosiddetto «detartrage». Ovvero l’ablazione del tartaro, una procedura che viene effettuata per rimuovere meccanicamente il tartaro tramite raschiamento o l’utilizzo di ultrasuoni che consentono di sgretolare i depositi di grandi dimensioni e facilitare il distacco di quelli ben adesi. «Questa pulizia - sottolinea Romeo - andrebbe fatta ogni sei mesi, quindi due volte all’anno». Tuttavia, ci sono pazienti che dovrebbero invece raddoppiare le sedute. «Sono quei soggetti che hanno una particolare predisposizione alla formazione del tartaro - precisa lo specialista 
- in quanto hanno una saliva molto ricca di sali minerali. Per loro sono indicate 3/4 sedute all’anno, all’incirca una ogni 4/3 mesi». 

IL TARTARO NON RIMOSSO PUO’ PROVOCARE GENGIVITE E PARODONTITE  
Rimuovere il tartaro, è fondamentale per la salute dei propri denti. «Il tartaro sottogengivale è il più pericoloso perché dà fastidio ai tessuti gengivali, che possono infiammarsi», riferisce Romeo. Si tratta della cosiddetta gengivite, riconoscibile quando le gengive iniziano a sanguinare con lo spazzolamento dei denti. «Una gengivite non trattata e trascurata - avverte Romeo - può trasformarsi in parodontite, un’infiammazione dei tessuti paradontali che, se non curata, può danneggiare gravemente i tessuti che assicurano sostegno e stabilità ai denti, causandone la caduta».  

Questo è un problema piuttosto diffuso in Italia, uno dei paesi con il più alto tasso di malati di parodontite in Europa. Secondo i dati della Società italiana di parodontologia e implantologia sono 20 milioni gli italiani affetti da paradontite e circa 3 milioni coloro che corrono il rischio di caduta dei denti. Tuttavia, 1 italiano su 3 ignora il problema. «Nel nostro paese siamo davvero indietro per quanto riguarda la prevenzione delle malattie che minano la nostra salute orale», dice Romeo. 

IL TARTARO SI PUO’ PREVENIRE SPAZZOLANDO BENE I DENTI  
Il momento giusto per iniziare a sottoporsi abitualmente al detartrage è fin da piccoli. «In genere, dopo i 10-12 anni d’età - spiega lo specialista - quando cioè sono già spuntati i denti permanenti. Raramente si inizia a 6 anni d’età e in ogni caso su consiglio dell’odontoiatra».  

Con la maggiore età dovrebbe poi diventare un appuntamento abituale da non trascurare. Ma oltre all’ablazione del tartaro, è fondamentale fare attenzione all’igiene orale quotidiana. La prima regola è spazzolare bene i denti. «Ci sono delle tecniche precise che spiegano come lavare i denti e che tipo di movimento meccanico fare», dice Romeo. Il più famoso è il metodo di «Bass modificato». 
Questo metodo consiste nel posizionare lo spazzolino sui bordi gengivali con un angolo di 45 gradi; premere delicatamente le setole contro i denti e le gengive; muovere lo spazzolino con piccoli movimenti vibratori in avanti e indietro. In questo modo i residui di cibo e la placca dentale verranno rimossi accuratamente ma delicatamente. I denti vanno spazzolati sistematicamente: si inizia dalle superfici esterne, poi quelle interne e, da ultimo, le superfici masticatorie. Si incomincia sempre dai denti posteriori che sono più difficili da pulire. Per pulire le superfici interne dei denti frontali, bisogna tenere diritto lo spazzolino e posizionare le setole sui bordi gengivali. E muovere lo spazzolino nella direzione dalle gengive verso il dente. 

FONTE: Valentina Carcovio (lastampa.it)
 

giovedì 15 dicembre 2016

Marte, da Curiosity nuovi indizi sulla vita


I bacini sotterranei erano adatti a ospitarla

Il rover Curiosity ha trovato su Marte tracce di boro, la presenza di questo elemento nei minerali indica che i bacini sotterranei avevano temperatura e acidità adatte a ospitare la vita. E' uno degli ultimi risultati ottenuti ottenuti da Curiosity, i cui dati sono al centro della conferenza annuale di geofisica in svolgimento a San Francisco, che risalendo il pendio del monte Sharp sta permettendo di ricostruire l'antico paesaggio del pianeta rosso.
Prima volta su Marte
“Nessuna missione marziana aveva trovato finora il boro”, ha spiegato Patrick Gasda, dei Laboratori Nazionali di Los Alamaos. “Se il boro ritrovato nei minerali di Marte – ha proseguito – fosse simile a quello che troviamo sulla Terra vorrebbe dire che i bacini sotterranei da cui si sono formati i minerali avevano una temperatura compresa tra 0 e 60 gradi centigradi e un pH neutro/alcalino”. Condizioni tali, spiega il ricercatore, che rendevano questi bacini capaci di ospitare forme di vita.

Verso nuove scoperte
In ogni caso la scoperta di boro è solo l'ultimo dato in arrivo dal rover laboratorio della Nasa che da poche settimane è entrata in una delle più attese fasi della sua missione, la risalita del monte Sharp. Il rilievo che domina l'area è infatti considerato dai geologi una sorta di libro aperto sul passato del pianeta, questo perché lungo le pendici sono facilmente analizzabili vari strati geologici ricchi di informazioni. Dopo un lungo 'girovagare' nella pianura sottostante e analizzare i campioni più 'particolari', Curiosity sta adesso lavorando in modo 'sistematico', raccogliendo informazioni e trapanando il terreno ogni 25 metri. Dati fondamentali, hanno spiegato i ricercatori, per misurare anche le più piccole variazioni nelle composizioni chimiche e capire in dettaglio come fosse il pianeta nel passato.

FONTE: ansa.it

mercoledì 14 dicembre 2016

Il grafene trasforma in sensore la pasta magica

grafeneputty
Il materiale nanometrico, mischiato al "Silly Putty" (la pasta allungabile per bambini), dà origine a un dispositivo sensibile alle pulsazioni cardiache, e persino alla camminata di un ragno.

Il nuovo prodotto, ribattezzato G-Putty, è stato ottenuto dai ricercatori del Trinity College di Dublino, in un laboratorio che ama mischiare la scienza alla realtà domestica (nel 2014, gli stessi scienziati avevano ottenuto grafene triturando la grafite con un frullatore).
 
Combinazione riuscita. In questo caso, il team ha mischiato fiocchi di grafene spessi quanto 20 strati atomici e lunghi fino a 800 nanometri, con una pasta magica fatta in casa (un polimero in silicone) fino a ottenere un G-Putty capace di condurre elettricità. La resistenza elettrica della pasta ha dimostrato di cambiare vistosamente al variare della pressione: il G-Putty è 10 volte più sensibile di altri sensori nanometrici a questo parametro.
 
Basta sfiorarlo. Applicato sulle arterie carotidi di un volontario, ha registrato le pulsazioni come variazioni di resistenza, in modo così fedele da poter trasformare i valori nella lettura della pressione sanguigna. Si è dimostrato efficace nel monitorare la respirazione toracica di uno studente, e ha persino registrato i passi di un ragno del peso di 20 milligrammi. Lo studio è stato pubblicato su Science.
 
Effetto yo-yo. All'origine di questa sensibilità ci sarebbero proprio le capacità elastiche del materiale. I fiocchi di grafene formano un circuito conduttore all'interno della pasta; quando questa si deforma, il circuito si rompe e la sua resistenza elettrica aumenta. Ma poco dopo la pasta ritorna nella posizione di partenza, e il circuito si riconnette.
 
Questa capacità di autoriparazione potrebbe servire a creare dispositivi resistenti, maneggiabili e su larga scala per il monitoraggio della salute dei pazienti, anche da casa.

FONTE: focus.it


martedì 13 dicembre 2016

Tumore al polmone, la scienza punta sull’immunoterapia


Il big killer provoca 1,6 milioni di morti nel mondo, 4 casi su 5 dovuti al fumo. Malattia in aumento fra le donne (34% in più in dieci anni)

Ogni giorno in Italia si registrano più di 110 nuove diagnosi di tumore del polmone, per un totale di 41.300 nuovi casi stimati all’anno, di cui l’80% è provocato dal fumo. Questo big killer, che da solo provoca nel mondo 1,6 milioni di decessi, più morti di cancro al seno, al colon e alla prostata messi assieme, viene individuato in fase avanzata nel 60% dei casi.  
 
La grande speranza per i pazienti risiede oggi nell’immunoterapia, in quei trattamenti cioè che utilizzano il sistema immunitario dell’organismo per attaccare le cellule tumorali. L’ultima frontiera della lotta ai tumori è stata la grande protagonista del recente Congresso della Società europea di oncologia medica tenutosi a Copenaghen.  
 
Della combinazione di molecole immuno-oncologiche innovative da usare nel trattamento di prima linea per il cancro al polmone si è discusso a Vienna nel corso della 17esima Conferenza mondiale sul tumore del polmone promossa dall’International Association for the Study of Lung Cancer. Nel caso del cancro ai polmoni, l’immunoterapia è particolarmente efficace nella forma più frequente, quella non a piccole cellule. «L’immuno-oncologia – sottolinea il professore Federico Cappuzzo, direttore Oncologia all’Ospedale di Ravenna – ha già evidenziato risultati decisivi in seconda linea nella fase avanzata della malattia. La sfida ora è individuare i pazienti che possono maggiormente beneficiare di questa nuova arma in prima linea, cioè al momento della diagnosi».  
 
Secondo il professore, sono «incoraggianti» i risultati provenienti dallo studio «CheckMate -012» presentato a Vienna sulla combinazione di nivolumab e ipilimumab nel trattamento del tumore non a piccole cellule: «I tassi di risposta obiettiva confermata in tutti i pazienti trattati sono pari al 43%, quasi il doppio rispetto alla percentuale registrata con nivolumab in monoterapia (23%). Per questi pazienti si sta sempre più concretizzando la possibilità di evitare la chemioterapia e aver accesso a farmaci innovativi caratterizzati da una tollerabilità migliore». 
 
La combinazione dei due anticorpi sembra essere la strada anche per la forma a piccole cellule, come ha dimostrato «lo studio “CheckMate-032” che ha valutato nivolumab in monoterapia e in combinazione con ipilimumab in pazienti precedentemente trattati con tumore ai polmoni a piccole cellule» ha spiegato Francesco Grossi dell’Irccs San Martino di Genova. 
 
Le possibilità di guarigione cambiano drasticamente in relazione allo stadio in cui avviene la diagnosi. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni nella forma non a piccole cellule in stadio I è compresa tra il 47% e il 50%, mentre per lo stadio IV scende al 2%. Nella forma a piccole cellule, tumore che cresce più rapidamente, i tassi di sopravvivenza tendono a essere più bassi (in stadio I sono compresi tra il 20 e il 40%, in stadio IV scendono all’1%). Complessivamente, la percentuale di sopravvivenza a 5 anni delle persone colpite da carcinoma del polmone in Italia è pari al 14,3%, più elevata rispetto alla media europea (13%).  
 
Il principale fattore di rischio di questa neoplasia è rappresentato dal fumo, in crescita tra le donne (il 23% delle italiane è tabagista). Con gravi conseguenze: tra il 1999 e il 2011 l’incidenza del carcinoma del polmone è diminuita del 20,4% tra gli uomini, mentre è aumentata del 34% nelle donne. Inoltre, come ha recentemente dimostrato uno studio del National Cancer Institute americano e apparso su Jama Internal Medicine, fumare fa sempre male, dovesse anche trattarsi di una sola sigaretta al giorno. L’uso del tabacco è responsabile della morte di circa 6 milioni di persone ogni anno a livello globale; a questi si aggiungano oltre 5 milioni di morti derivanti da uso diretto del tabacco e più di 600,000 morti per esposizione a fumo passivo. Il numero totale di decessi correlati al tabacco in Europa è di quasi 700.000 all’anno. 
 
A Vienna si è discusso anche di quei casi, uno su cinque, di carcinoma polmonare non riconducibile al fumo di sigaretta. Nella sua lezione plenaria, «Is smoking a sole factor in lung cancer development?», il professor Harald Zur Hausen dell’Università di Heidelberg e premio Nobel per la medicina nel 2008 per la scoperta del legame tra il papilloma virus e il cancro alla cervice, ha suggerito che questo 20% di casi può essere dovuto anche a infezioni virali, batteriche o fungine. 
 
Tra i dati a supporto di questa ipotesi, il professore ha riportato indagini epidemiologiche che indicano un aumento del rischio di cancro al polmone e tumori orofaringei tra macellai e addetti alla macellazione, persone cioè regolarmente esposte a contaminanti provenienti da animali macellati potenzialmente dannosi per l’organismo umano. Una strada, quella relativa al legame tra infezioni e cancro al polmone, che merita di essere esplorata. 

FONTE: Nicla Panciera (lastampa.it)  

lunedì 12 dicembre 2016

Come in Matrix, il cervello può interagire con la realtà virtuale


Con stimoli diretti, è riuscito a giocare con un videogioco


Non e' piu' solo fantascienza l'idea del cervello collegato direttamente al mondo virtuale di una macchina senziente, come immaginato nel film Matrix. I ricercatori guidati da Rajesh Rao, dell'universita' di Washington, sono riusciti a compiere il primo passo per dimostrare, attraverso un  videogioco, che gli esseri umani possono interagire con la realta' virtuale tramite la stimolazione del cervello. Sulla rivista Frontiers in Robotics and AI, gli studiosi descrivono quella che e' la prima dimostrazione di uomini che giocano un semplice videogioco, servendosi dei soli input dati dalla stimolazione del cervello, senza affidarsi a nessun tipo di segnale offerto da vista, udito o tatto. 

Come in Matrix

I partecipanti allo studio dovevano farsi strada in 21 diversi labirinti, con due scelte, cioe' se muoversi avanti o sotto, sulla base di quello che sentivano attraverso la stimolazione visiva di un fosfene (cioe' un fenomeno visivo per cui dei puntini luminosi vengono percepiti come macchie o barre di luce). Per segnalare in quale direzione muoversi, i ricercatori  hanno generato un fosfene attraverso la stimolazione magnetica transcraniale. ''La domanda fondamentale e' - si chiede Rao - se il cervello puo' usare informazioni artificiali mai viste prima, e consegnategli direttamente per navigare in un mondo virtuale o eseguire compiti utili senza stimoli sensoriali. La risposta e' si'''. Le cinque persone studiate hanno compiuto i giusti movimenti nei labirinti il 92% delle volte, quando hanno ricevuto il segnale direttamente con la stimolazione al cervello, contro il 15% delle volte in cui non hanno avuto questa guida. Cio' dimostra anche che nuove informazioni che arrivano da sensori artificiali o generati da mondi virtuali possono essere elaborati e fatti arrivare, in modo non invasivo, al cervello per risolvere dei compiti. ''In futuro questa tecnica potrebbe essere usata per aiutare persone con deficit sensoriali, oltre che ad aprire la strada ad una realta' virtuale piu' realistica'', conclude Rao.

FONTE: ansa.it


venerdì 9 dicembre 2016

Influenza ha allettato già 500mila italiani

Iss, scorsa settimana 115.000 casi, 20mila in più della precedente

Comincia a crescere il numero di italiani colpiti dall'influenza: fino ad oggi sono stati già 500mila in meno di due mesi. Come preannunciato, l'incidenza si conferma "lievemente superiore a quello delle precedenti stagioni influenzali", ma c'è ancora tempo per proteggersi dai virus attraverso il vaccino.

E' quanto riporta InfluNet, il bollettino di sorveglianza epidemiologica delle sindromi influenzali coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss).

    Nella settimana dal 28 novembre al 4 dicembre 2016 l'incidenza settimanale (numero di casi per 1.000 assistiti rapportati all'intera popolazione italiana), sono stati circa 115.000, 20mila in più della settimana precedente e per un totale di circa 469.000 casi a partire dall'inizio della sorveglianza stagionale.

Il valore dell'incidenza totale è pari a 1,89 casi per mille assistiti. Ma tra i bimbi sotto i 4 anni, la fascia più colpita, si registrano quasi 6 casi su mille. Le regioni con più segnalazioni sono state Piemonte, P.A. di Trento, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Lazio e in Campania, in cui sono stati registrati 3 casi per mille assistiti. Tuttavia, sottolinea il bollettino, "l'incidenza osservata in alcune regioni è fortemente influenzata dal ristretto numero di medici e pediatri che hanno inviato, al momento, i loro dati".  

FONTE: ansa.it 

 

mercoledì 7 dicembre 2016

In un pugno di noci o noccioline l'elisir per il cuore, anche anti tumore

 
Bastano 20 grammi al giorno, frenano i radicali liberi

Una manciata di noci o noccioline al giorno, circa 20 grammi, riduce il rischio di problemi cardiaci, cancro e morte prematura. È quanto emerge da uno studio dell' Imperial College London e della Norwegian University of Science and Technology, pubblicato su BMC Medicine. Il gruppo di ricerca ha analizzato 29 studi in tutto il mondo che hanno coinvolto fino a 819.000 partecipanti, che includevamo più di 12.000 casi di malattie delle coronarie, 9.000 casi di ictus, 18.000 casi di malattie cardiovascolari e cancro, e più di 85.000 morti. Sebbene con delle variazioni legate alle differenze di genere, ai fattori di rischio e alla provenienza geografica, dai risultati è emerso che 20 grammi al giorno di noci, nocciole o noccioline, l'equivalente di un pugno, possono ridurre il rischio di malattie delle coronarie di quasi il 30 per cento, il rischio di cancro del 15 per cento, e quello di morte prematura del 22 per cento.

Una media di almeno 20 grammi di consumo è stata anche associata ad un ridotto rischio di morire di malattie respiratorie di circa la metà, e di diabete di quasi il 40 per cento, anche se i ricercatori osservano che vi sono meno dati su queste malattie in rapporto al consumo di frutta secca. Diverse le varietà analizzate, come noci, nocciole, noci pecan, ma sono state incluse anche le noccioline. Alcune tipologie in particolare, evidenziano gli studiosi, come le noci semplici e quelle pecan, sono ricche oltre che di magnesio, fibre e grassi polinsaturi, di antiossidanti che potrebbero contrastare il cosiddetto stress ossidativo, una condizione causata dall'eccessiva produzione di radicali liberi da parte dell'organismo, e questo potrebbe ad esempio ridurre il rischio di cancro. 
FONTE: ansa.it 

 

 

lunedì 5 dicembre 2016

ExoMars, l'Esa dà il via libera alla seconda parte della missione. E Parmitano torna sulla Iss

Una immagine elaborata di Exomars
Con il fiato sospeso fino alla fine, ma il summit di Lucerna dell'Esa, l'Ente spaziale europeo, ha dato il via libera a tre importanti progetti: il proseguimento della missione Exomars per il 2020, lo sviluppo del razzo tricolore Vega e il prolungamento della vita della Iss, la Stazione spaziale internazionale. Ciliegina sulla torta il ritorno nello spazio dell'astronauta italiano Luca Parmitano per il 2019. Queste le decisioni prese alla Conferenza Ministeriale dell'Agenzia Spaziale che si è svolta  a Lucerna, in Svizzera. Con tale decisione, dunque, l'Unione Europea si adegua alle decisioni già formalizzate da Usa, Russia, Giappone e Canada che riguardano il prolungamento della vita della Iss fino al 2024.

Per la missione sul pianeta rosso i 22 Paesi membri dell'Ente spaziale europeo hanno previsto 400 milioni mentre per il prolungamento dell'attività della Iss sul piatto è stato aggiunto un altro miliardo di euro.
 
PAROLA AL MINISTRO GIANNINI
«Non potevamo fare altrimenti - ha detto il ministro Stefania Giannini - al momento giusto abbiamo rilanciato su ExoMars ribadendo la nostra disponibilità a incrementare il budget e in questo si è trovata subito la disponibilità da parte di Gran Bretagna e Francia. Alla fine anche altri Paesi si sono schierati per assegnare a questa missione una priorità strategica. In conclusione, e questo ci fa molto onore - ha concluso il ministro - ExoMars 2020 sarà una missione europea con una leadership italiana». Sulla stessa lunghezza d'onda anche il presidente dell'Asi, l'Agenzia spaziale italiana, che tanto aveva temuto dopo il flop del lander Schiaparelli: «Si sono finalmente definiti i programmi dell'Europa per i prossimi 3-5 anni - è stato il commento a caldo Roberto Battiston -. Molti di questi hanno l'imprimatur dell'Italia». Dei 440 milioni stanziati per la seconda puntata di ExoMars, ben 162 arrivano dall'Italia. Tra quattro anni lo scopo della missione sarà quello di far sbarcare su Marte un rover con a bordo il trapano progettato e realizzato in Italia per poi dare avvio a una ricerca sotto il suolo del pianeta rosso di eventuali tracce di vita primordiale.
 
L “CASO” PARMITANO
Come già accennato Luca Parmitano è stato proposto per tornare a volare nel 2019 sulla Stazione Spaziale
Internazionale. Sevolerà o meno a bordo della Iss, però, bisognerà attendere la decisione definitiva che arriverà non prima della primavera 2017.
 
FONTE: ilmessaggero.it

martedì 29 novembre 2016

Fonti rinnovabili e risparmio energetico



Risultati immagini per risparmio energetico

Non ci sono regole da seguire per il risparmio energetico che siano valide in generale. Bisogna analizzare il contesto studiando la diagnosi energetica del complesso edificio-impianto e i relativi consumi storici. Esistono molteplici combinazioni degli interventi implementabili per conseguire un risparmio energetico e dunque economico; solamente affidandosi ad esperti del settore sarebbe possibile avere un quadro chiaro della situazione, ottenendo le giuste informazioni (vantaggi e svantaggi per ogni intervento, costi e tempi di ritorno dell’investimento, esistenza di finanziamenti, incentivi, sgravi o agevolazioni fiscali) necessarie ad effettuare una scelta consapevole. Il risparmio energetico si muove su due macro campi: interventi che mirano a diminuire il fabbisogno energetico, interventi che servono a migliorare l’efficienza di produzione, distribuzione, regolazione ed utilizzo dell’energia. Nella prima macro area riconduciamo il miglioramento dell’involucro edilizio che va dal cambio degli infissi all’utilizzo di materiali dalle performance migliori. Interventi prettamente impiantistici che vanno a sostituire in tutto o in parte gli impianti esistenti con altri più efficienti rientrano, invece, nella seconda area. Un’ulteriore intervento molto importante è l’installazione di impianti basati sull’energia rinnovabile (fotovoltaici, solare termico, solare termodinamico, pompe di calore, biomasse, cogenerazione, rigenerazione, ecc.). Con questi impianti si ottiene una riduzione dei consumi di energia generata da fonti non rinnovabili producendo parte dell’energia necessaria alla climatizzazione da fonti rinnovabili, che essendo gratuite, non impattano sulle finanze di chi le utilizza, ovviamente a ciò va aggiunto il costo di installazione dell’impianto.
Bisogna dire, però che l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile non porta direttamente ad un risparmio energetico, inteso in senso stretto; il sistema edificio-impianto continuerebbe ad avere sempre lo stesso fabbisogno di energia utile, cioè sarebbe necessario fornire sempre la stessa quantità di energia per mantenere l’ambiente alla temperatura voluta. Quello che cambia, sicuramente, è l’impatto sull’ambiente ed è questo che si riflette sul risparmio economico: i sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili beneficiano di incentivi e/o sgravi fiscali, che consentono, abbinati al risparmio in bolletta, di avere un tempo di rientro dell’investimento davvero molto breve. Ovviamente tutto questo ha portato dei cambiamenti nel settore dell’installazione di impianti. I clienti sono stati costretti ad informarsi sulle nuove possibilità di risparmio che i sistemi ad energie rinnovabili consentono e la legislazione vigente in materia di impianti e risparmio energetico ha subito numerosissime modifiche, che, in diversi casi, hanno portato all’obbligo di installare sistemi a fonti energetiche rinnovabili o comunque di garantire delle prestazioni minime sia per gli impianti che per l’edificio. Tutti i tecnici e gli installatori che non hanno voluto o saputo adattarsi a questi cambiamenti sono stati tagliati fuori dal mercato. 

FONTE: Daniela Costa (Marketing Assistant, ProntoPro)  https://www.prontopro.it/

sabato 26 novembre 2016

Tumori, biopsia liquida identifica rischio in soggetti sani

Al via piattaforma, analizza geni e mutazioni

Familiarità, stili di vita, abitudini professionali. Chi, pur essendo in salute, è a rischio tumori per uno di questi fattori, da oggi può effettuare uno screening precocissimo per individuare l'eventuale probabilità di ammalarsi. A renderlo possibile è una piattaforma che consente di effettuare una biopsia liquida anche su individui sani, in modo da valutare la suscettibilità a 100 diverse neoplasie prima che si manifestino con sintomi. Messa a punto da Bioscience, spin off dell'Università di Roma Tor Vergata, è stata presentata oggi a Roma.

    Il percorso della piattaforma Sced (Solid Cancer Early Detection) non sostituisce la biopsia tradizionale ma può diventare uno strumento di screening super precoce. Mediante un semplice prelievo di sangue, esegue la mappatura e il monitoraggio di oltre 50 geni e 2800 mutazioni note nei tumori solidi. "La maggior parte sono asintomatici nelle prime fasi - afferma Luca Quagliata dell'Istituto di Medicina dell'Università di Basilea - nonostante ciò rilasciano costantemente nel sangue tracce di DNA tumorale" o, in altri casi, "gruppi di cellule tumorali si staccano dalla massa primaria e restano in circolazione: questo test offre la possibilità di analizzare entrambe". Fino ad oggi si utilizzava solo dopo la diagnosi, per monitorare la comparsa di mutazioni di resistenza alle terapie anti-tumore. Bioscience Genomics è la prima ad applicarla anche su soggetti sani ma a rischio. Il prelievo di sangue può essere effettuato ovunque, ma va inviato presso i laboratori di Roma, Milano e San Marino. Qui il Dna libero circolante viene sequenziato, alla ricerca della mutazione genetica e della sua eventuale tendenza ad aumentare nel tempo. "Nonostante oggi sia considerato un test per il follow up dei malati - prevede Giuseppe Novelli, genetista dell'Università di Tor Vergata - in pochi anni, potrà diventare il gold standard nella diagnostica in oncologia".
 
FONTE: ansa.it

 

venerdì 25 novembre 2016

Plastiche biodegradabili più vicine grazie ad un enzima

Plastiche biodegradabili più vicine grazie ad un enzima
Identificata la sua struttura molecolare dopo oltre 20 anni

PASSO in avanti verso la chimica verde: nuove plastiche biodegradabili potranno essere prodotte grazie all'enzima di un batterio, la cui struttura molecolare è stata finalmente identificata, e potrà ora adesso essere utilizzata nella produzione industriale. Il risultato, frutto del lavoro dei ricercatori guidati da Catherine Drennan del Mit (Massachussets Institute of technology), è pubblicato sul Journal of Biological Chemistry.

L'enzima produce delle lunghe catene di polimeri (cioè delle macromolecole costituite da più gruppi molecolari uniti a catena) che possono formare delle plastiche dure o morbide, a seconda del materiale impiegato. L'avere compreso meglio la sua struttura potrà aiutare a controllare composizione e dimensione dei polimeri, un passo necessario per la produzione commerciale di queste plastiche, che a differenza di quelle convenzionali, ricavate dai prodotti del petrolio, saranno biodegradabili.

L'enzima in questione è il 'Pha sintasi', presente in quasi tutti i batteri, che lo usano per produrre dei polimeri molto lunghi capaci di immagazzinare il carbonio quando il cibo scarseggia. Il batterio Cupriavidus necator ad esempio è capace di conservare l'85% del suo peso secco senza acqua sotto forma di polimeri. L'enzima riesce a mettere insieme fino a 30.000 molecole semplici insieme, in un modo preciso e controllato. Da oltre 20 anni i chimici cercavano di identificare la struttura dell'enzima, ma finora non ci erano riusciti. "E' l'inizio di una nuova era per lo studio di questi sistemi di cui ora conosciamo la struttura", commenta Drennan. Anche se il processo di impiego di questo tipo di enzimi per fare polimeri non è ancora economicamente competitivo a livello di costi e resa rispetto alle plastiche derivate dal petrolio, queste nuove informazioni sulla struttura molecolare dell'enzima aprono la strada alla possibilità di nuovi materiali e applicazioni, per realizzare migliori polimeri dalle proprietà uniche.
 

FONTE: repubblica.it

giovedì 24 novembre 2016

Nel 2015 in lieve calo nuove diagnosi hiv, Italia 13/a in Ue

Nel 2015 in lieve calo nuove diagnosi hiv, Italia 13/a in Ue © ANSA

 Iss, il 77% è di sesso maschile con un'età media di 39 anni

In leggero calo le nuove diagnosi di hiv, dopo tre anni. Nel 2015 sono state 3.444 i nuovi casi di sieropositività diagnosticati, con un'incidenza di 5,7 nuovi casi ogni 100mila residenti. Un dato che pone l'Italia al 13/mo posto in Europa. La diminuzione delle nuove diagnosi c'è stata per tutte le modalità di trasmissione tranne che per gli uomini che hanno rapporti omosessuali. Sono alcuni dei dati dell'Istituto superiore di sanità (Iss) sui nuovi casi di hiv e aids fino al 31 dicembre 2015, segnalati sul sito del ministero della Salute.

    L'incidenza più alta di nuovi casi di hiv si è avuta in Lazio, Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna. Chi ha scoperto di essere sieropositivo nel 77,4% dei casi era maschio e con un'età media di 39 anni (36 anni per le donne). L'incidenza più alta è stata osservata nei giovani tra i 25 e 29 anni (15,4 nuovi casi ogni 100.000 residenti).

La maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti (sono l'85,5% di tutte le segnalazioni), e nel 28,8% dei casi ha riguardato persone straniere, con la maggiore incidenza in questo caso in Abruzzo, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Tra gli stranieri, la quota maggiore di casi è costituita da donne eterosessuali (36,9%), mentre tra gli italiani da maschi che hanno rapporti omosessuali (48,1%). Per quanto riguarda l'aids, dall'inizio dell'epidemia nel 1982 a oggi, sono stati segnalati oltre 68mila casi, di cui più di 43mila sono morti.

Nel 2015 sono stati 789 i nuovi casi di aids diagnosticati, con un'incidenza di 1,4 nuovi casi per 100mila abitanti, un dato in lieve costante e diminuzione negli ultimi tre anni. Nel 2015 poco meno di un quarto delle persone diagnosticate con aids aveva fatto la terapia antiretrovirale prima della diagnosi. Nell'ultimo decennio è aumentata infatti la proporzione delle persone con nuova diagnosi di aids che ignorava la propria sieropositività e ha scoperto di essere sieropositivo nei pochi mesi precedenti la diagnosi di aids, passando dal 20,5% del 2006 al 74,5% del 2015. 

FONTE: ansa.it 

martedì 22 novembre 2016

La mannequin challenge delle cellule svela la nascita dei tumori

Le cellule sono state immortalate mentre riparavano il loro Dna (fonte: Tom Ellenberger, Washington University School of Medicine – Biomedical Beat)

Grazie alla biologia sintetica, per sviluppare nuovi farmaci

Una mannequin challenge da record, la più piccola al mondo, si è svolta sotto i microscopi della Rice University a Houston, negli Stati Uniti. A rimanere immobili come manichini sono state addirittura delle cellule viventi, immortalate nel bel mezzo di una delle loro attività più pericolose e incontrollate: la trasformazione in cellule tumorali. Le 'immagini' non finiranno certo sui social, ma aiuteranno a capire meglio la nascita del cancro così da scoprire, fotogramma dopo fotogramma, dove e come bloccarlo. Ad affermarlo sono gli stessi autori dello studio sulla rivista Science Advances.

''Per il futuro speriamo di poter sviluppare nuovi farmaci diretti contro specifici tipi di tumore - affermano i biologi - farmaci capaci di bloccare la trasformazione delle cellule, da usare insieme o al posto della tradizionale chemioterapia''. 

Per vincere questa sfida, i ricercatori hanno immortalato delle comuni cellule batteriche di Escherchia coli mentre riparavano i danni al proprio Dna: questa operazione avviene con meccanismi del tutto simili anche nelle cellule umane, e se non viene portata a termine correttamente, rischia di rendere instabile il Dna aprendo le porte al tumore. Per osservare come avviene questo processo passo dopo passo, i biologi hanno fatto mettere 'in posa' le cellule sfruttando la biologia sintetica, ovvero delle proteine appositamente disegnate che hanno permesso di 'intrappolare', localizzare e quantificare le molecole di Dna che si creavano man mano dopo ogni singolo passaggio della reazione di riparazione.

''Queste molecole che si formano come intermedi di reazione sono importantissime perché da loro dipende se la reazione procederà per il verso giusto, ma siccome sono transienti ed elusive - spiegano i ricercatori - finora è sempre stato molto difficile studiarle, soprattutto nelle cellule viventi''. La biologia sintetica ha permesso dunque di superare questa difficoltà, permettendo addirittura di individuare nuove proteine che potrebbero essere associate all'insorgenza dei tumori anche nell'uomo.

FONTE: ansa.it