sabato 6 febbraio 2016

I tumori si possono prevenire ma ognuno deve fare la sua parte

 GIORNATA MONDIALE CONTRO IL CANCRO 2016, Poster” We can”
Il cancro al colon è l’esempio di come la prevenzione, i test, la dieta e uno stile di vita sano riescano a scongiurare rischi oncologici: non dobbiamo dimenticarcene

«Noi possiamo, io posso» è il messaggio forte scelto per la Giornata mondiale contro il cancro organizzata, come ogni anno, per il 4 febbraio. Associazioni di pazienti, istituzioni e medici si uniscono con l’intenzione di spronare ognuno di noi a lottare contro i tumori: quattro casi di cancro su dieci si potrebbero evitare . «Tutti possiamo e dobbiamo impegnarci per prevenire i tumori, per salvarci la vita e per ridurre l’enorme impatto sociale ed economico che il cancro ha sulla società – sottolineano gli organizzatori della Giornata, il cui obiettivo è evitare ogni anno milioni di morti, spesso premature, facendo in modo che sempre più persone siano consapevoli ed educate alla prevenzione —. L’invito a impegnarsi è rivolta da un lato ai singoli individui, dall’altro i governi perché facciano concretamente qualcosa».

Il «big killer», il tumore al colon retto

E tra i tumori più facilmente «evitabili» c’è quello al colone retto, un «big killer» che nell’80 per cento dei casi parte da lesioni che impiegano anni a diventare maligne. E c’è un test (semplice, indolore e gratuito) che salva la vita, ma metà degli italiani non lo fa. Gli esperti dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro di Lione e quelli dell’ American Cancer Society, in uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Gut , riportano le nuove statistiche mondiali per il tumore del colon retto: se nel 2012 erano stimati un milione e 400 mila nuovi casi e circa 700 mila decessi, per il 2030 si prevede un aumento di oltre il 60 per cento con 2 milioni e 200 mila diagnosi e un milione e 100mila morti. Tutta colpa dello sviluppo economico e dell’adozione di stili di vita «occidentali» scorretti, dicono gli studiosi. Nella lista degli impegni di cui ognuno dovrebbe farsi carico al primo posto c’è: «una scelta di vita salutare per diminuire le probabilità di ammalarsi», cui segue «il capire che la diagnosi precoce salva la vita». Da anni ricercatori e oncologi di tutto il mondo sottolineano, sulla base di molti studi scientifici, che quattro tumori su dieci sono causati da stili di vita sbagliati: il che significa, ad esempio, che in Italia si sarebbero potuti evitare oltre 146 mila dei 365 mila nuovi casi di diagnosi oncologica registrati nel 2015 .

I progressi egli screening

Il tumore al colon è il più frequente in Italia nonostante i moltissimi progressi fatti nella diagnosi precoce e nelle terapia. Ogni anno, secondo i dati raccolti dell’Associazione Italiana Registri tumori, sono circa 52mila i nuovi casi registrati e oltre 19.200 i decessi (solo il cancro al polmone miete più vittime, con più di 33.500 morti ogni 12 mesi). «Quella del colon è però anche una delle neoplasie più “facili” da prevenire – sottolinea Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e direttore della Struttura Complessa di Oncologia dell’Irccs Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia -. Seguendo uno stile di vita corretto e aderendo ai programmi di screening si potrebbe evitare un terzo dei casi. La stragrande maggioranza dei tumori insorge da lesioni precancerose che possono essere individuate ed eliminate in fase precoce».

Una formazione «a crescita lenta»

Circa l’80 per cento dei carcinomi del colon retto, infatti, si sviluppa a partire da adenomi che impiegano anni (tra 7 e 15, in media) per trasformarsi in forme maligne. È in questa finestra temporale che lo screening con test per la ricerca del sangue occulto nelle feci consente di fare una diagnosi precoce ed eliminare i polipi prima che abbiano acquisito caratteristiche pericolose. Nel nostro Paese viene offerto gratuitamente un test per la ricerca del sangue occulto delle feci (Sof) ogni due anni ai cittadini fra i 50 e i 70 anni. E’ semplice e indolore (si raccoglie un campione di feci con una piccola provetta che si consegna alla farmacia più vicina, per poi ricevere l’esito dell’analisi a casa). Se risulta positivo si procede, sempre gratuitamente, con una colonscopia. «Ma se nel 2012 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili) l’invito è stato esteso a oltre 4 milioni di connazionali, ha aderito solamente la metà delle donne e il 45 per cento dei maschi – dice Marco Zappa, direttore dell’Osservatorio Nazionale Screening -. Con notevoli differenze tra Nord e Sud del Paese.

FONTE: Vera Martinella (corriere.it)

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