giovedì 3 marzo 2016

«Svolta» per i tumori del pancreas Verso la personalizzazione delle cure

È stato finalmente tracciato l’identikit genetico della malattia e scoperta l’esistenza di quattro diversi sottotipi. Si apre la strada alla creazione di farmaci più efficaci

Temibile, aggressivo, purtroppo spesso letale. Il tumore del pancreas miete ancora ogni anno moltissime vittime e secondo le stime più recenti le cose sono destinate a peggiorare, ma una scoperta pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature con l’importante contributo di ricercatori italiani potrebbe finalmente invertire questa nefasta tendenza. Finalmente, infatti, il team internazionale di scienziati è riuscito a tracciare l’identikit del cancro al pancreas individuando l’esistenza di quattro diversi sottotipi finora sconosciuti. Quattro neoplasie differenti che possono colpire lo stesso organo e che richiedono, quindi, differenti terapie, marcando un’inversione di rotta nella lotta a questi tumori.

Una scoperta molto importante

Pur non essendo particolarmente frequente (sono all’incirca 12mila i nuovi casi registrati ogni anno in Italia), statistiche mondiali prevedono che entro il 2030 il tumore al pancreas diventerà la seconda forma di cancro più mortale, affiancando il carcinoma polmonare, che è di gran lunga più diffuso. Ma questo scoperta potrebbe portare grandi miglioramenti per i pazienti: soddisfazione e aspettativa e fra gli addetti ai lavori sono grandi. «Siamo riusciti a finalmente a identificare in modo preciso il genoma del cancro al pancreas - spiega Giampaolo Tortora, direttore dell’Oncologia universitaria e dell’Azienda Ospedaliera di Verona, tra gli autori dello studio -. Abbiamo scoperto che esistono quattro sottogruppi, di cui abbiamo caratterizzato tutti i geni: squamoso, progenitore pancreatico, immunogenico e a differenziazione mista esocrina-endocrina. Li abbiamo chiamati così per le loro caratteristiche e abbiamo compreso che le varie tipologie molto diverse fra loro per aggressività, prognosi. E ci appare chiaro che rispondono in maniera differente alle terapie, per cui possiamo finalmente iniziare anche per questa difficile neoplasia lo stesso percorso intrapreso da molti anni per esempio per il cancro al seno. Ovvero, da un lato, prescrivere ai pazienti il trattamento più adeguato per il tipo di malattia di cui soffrono. Dall’altro progettare nuovi farmaci mirati a scardinare i meccanismi genetici che causano la patologia e le consentono di crescere. Certo siamo all’inizio del percorso, ma conoscere finalmente il nostro “avversario” è un traguardo fondamentale e, contemporaneamente, un punto di partenza importante».

FONTE: Vera Martinella (corriere.it)



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