martedì 15 marzo 2016

Usa, farmaci antitumorali e fiale: costano 16 miliardi di euro in un anno, ma ne vanno sprecati 1,6

(Getty images)

Uno studio su 20 medicine ha stimato l’enorme dispendio dovuto ai residui delle confezioni aperte che va dall’uno al 33 per cento del totale. La soluzione italiana: raggruppare nello stesso giorno i pazienti che fanno la stessa terapia

Quanti preziosi e costosissimi farmaci oncologici vengono buttati ogni giorno? Quanti residui di fiale, gocce equivalenti a centinaia o migliaia di euro, finiscono nel cestino perché la dose da somministrare a un singolo paziente è inferiore al contenuto di una singola fiala? E gli avanzi non si potrebbero riciclare? Il problema, affrontato in un articolo da poco pubblicato sul British Medical Journalda ricercatori americani è di stringente attualità: tagliare gli sprechi è indispensabile. Bisogna cercare ogni possibile «sperpero» nel sistema oncologico e porvi rimedio, se si vuole che il nostro Sistema sanitario continui a sostenere la copertura gratuita dei trattamenti per tutti i malati di cancro, tenendo presente che ogni giorno in Italia si diagnosticano circa mille nuovi casi.

La spesa in Italia per i farmaci anticancro: 3,899 milioni di euro

In tempi di crisi e tagli, la coperta del Sistema sanitario è sempre più corta, mentre il numero di malati è in crescita e sale pure, proprio grazie ai successi terapeutici, anche la cifra di quanti riescono a rendere il cancro una malattia cronica, sottoponendosi a varie terapie per anni, talvolta decenni. E se in Italia nel 2014 la spesa per medicinali oncologici ospedalieri è stata pari a 3,899 milioni di euro, il problema non è soltanto nostro visto che nello stesso anno il costo dei farmaci anti-cancro ha raggiunto a livello mondiale la cifra record di cento miliardi di dollari . E’ in quest’ottica che s’inquadra la recente analisi statunitense, che prende avvio dalla priorità assoluta di eliminare gli sprechi in sanità e dalla relativa carenza di studi che riguardano i possibili danni (non solo economici) provocati da confezioni di farmaci che contengono dosaggi maggiori del necessario.

«Sprecato» tra l’1 e il 33 per cento del contenuto di ogni fiala

«Le fiale hanno contenuti standard – spiega Maurizio Tomirotti, presidente del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO) e direttore dell’Oncologia Medica all’Ospedale Maggiore Policlinico Ca’ Granda di Milano – basati su un quantitativo medio “ragionevole”. Il problema nasce dal fatto che la dose viene personalizzata sul singolo paziente in base al suo peso corporeo o al rapporto fra chili e altezza. Raramente, in pratica, la quantità di medicinale necessaria equivale precisamente al contenuto della fiala, che una volta aperta non può essere conservata. Si finisce così per buttare ogni volta costosissimi quantitativi di liquidi, che per di più si trasformano in rifiuti tossici da smaltire ». Dopo aver analizzato i dati relativi ai 20 farmaci anticancro più utilizzati negli Usa (somministrati in base al peso corporeo del paziente e impacchettati in fiale), i ricercatori hanno stimato gli «avanzi» che, a seconda del tipo di medicinale, variano tra l’1 e il 33 per cento. In denaro, se si calcola che la spesa complessiva prevista negli Usa nel 2016 per i 20 farmaci è pari 18 miliardi di dollari (circa 16 miliardi di euro), la quantità di denaro sprecata nei resti è pari in media al 10 per cento del totale (ovvero 1,6 miliardi di euro).

La soluzione italiana: riunire i pazienti in base alla terapia che seguono

L’analisi appena pubblicata sul British Medical Journal propone diverse possibili soluzioni per risolvere il problema. Da un lato chiama in causa le aziende farmaceutiche che potrebbero, secondo gli autori, bilanciare meglio il contenuto di ciascun «pacchetto» per minimizzare gli scarti oppure utilizzare fiale di diverse misure in modo che gli oncologi possano aprire quella più adeguata al paziente che hanno di fronte (ampolle più o meno piccole in base, in pratica, a malati più o meno alti o pesanti). D’altro canto chiede un intervento delle istituzioni regolatorie e infine guarda a opzioni praticabili nella pratica clinica quotidiana. «In Italia si sta diffondendo quello che chiamiamo il drug day (il giorno del farmaco, ndr) – dice Tomirotti, ricordando che il Cipomo da anni ha sottoscritto un Manifesto per la Green Oncology con dieci comportamenti saggi da adottare per un’oncologia più sostenibile -. In pratica, soprattutto quando si devono somministrare farmaci innovativi dai prezzi elevati, concentriamo i pazienti che devono essere curati con lo stesso medicinale nello stesso giorno, in modo tale da poter utilizzare i contenuti delle fiale che apriamo su un numero di persone, riducendo così gli avanzi il più possibile».

FONTE: Vera Martinella (corriere.it)

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