lunedì 25 aprile 2016

Dieta mediterranea, a sorpresa l'Australia e India battono l'Italia

Dieta mediterranea, a sorpresa l'Australia e India battono l'Italia
Ci supera anche la Nuova Zelanda. Lo sostiene uno studio su 15.482 pazienti con precedenti eventi cardiovascolari

AUSTRALIA, India e Nuova Zelanda mangiano più mediterraneo di noi. E, curiosamente, anche alcuni paesi nordici. Con innumerevoli vantaggi, documentati da un ennesimo studio su oltre 15.000 pazienti in 39 paesi, in uscita oggi su European Heart Journal.Lo studio ha analizzato persone con precedenti eventi cardiovascolari, come attacchi di cuore e ictus. Dunque pazienti ad alto rischio di altri eventi cardiovascolari. Scoprendo che tanto più si mangia mediterraneo, quindi dieta ricca di frutta, verdura, legumi, pesce, cereali integrali, tanto meno si è soggetti ad altri eventi cardiovascolari. Nel contempo, però, lo studio ha verificato come una classica dieta occidentale, troppo ricca di dolci, zuccheri, bevande zuccherate, fritti, non è invece associata ad un aumento del rischio. Anche se naturalmente nessuno si sente di consigliarla.

Lo studio. Ma veniamo allo studio: 15.482 pazienti, età media 67 anni, 3.7 anni in media di follow up. In questo periodo si sono verificati 1588 casi di attacchi di cuore, ictus o morte (10,1 per cento). Ma in coloro che avevano una aderenza maggiore alla dieta mediterranea, la percentuale scendeva.

Niente calorie. "Abbiamo misurato l’aderenza alla dieta mediterranea con un punteggio specifico  (Mediterranean diet score, MDS), senza tenere conto dell’introito calorico giornaliero  – spiega dall’università di Auckland Ralph Stewart, primo firmatario dello studio – e ci siamo accorti che chi mangiava più cibi salutari e aveva quindi un punteggio uguale o maggiore di 15 era soggetto a eventi cardiovascolari nel 7,3 per cento dei casi; coloro che avevano un punteggio di 13-14 vedevano aumentare il rischio al 10,5 per cento. Infine chi registrava 12 punti, o anche meno, aveva una percentuale aumentata del 10,8 per cento.

Meno infarti e ictus. Dopo aver aggiustato questi numeri con altri fattori, abbiamo scoperto che ogni punto in più del “Mediterranean diet score” era associato ad una riduzione del 7 per cento nel rischio di infarti, ictus o morte, in pazienti che già avevano avuto un evento cardiovascolare. Contemporaneamente, e certamente non ce l’aspettavamo, un consumo più alto di alimenti considerati non sani, non è risultato associato ad un aumento di eventi avversi".

Un menù che piace all'estero.  Quel che è più interessante è che il modello mediterraneo è stato trovato anche in paesi molto lontani da noi, come appunto Australia e Nuova Zelanda. "Abbiamo dimostrato – continua Stewart – come lo stesso punteggio possa essere applicato a diete profondamente diverse globalmente. Sono gli stessi alimenti che sembrano essere protettivi. E non è un caso che in altre parti del mondo, più che in Italia, le popolazioni scelgano una dieta più italiana di quella seguita da voi. E il nostro studio dimostra che bisogna enfatizzare il messaggio di mangiare sano e mediterraneo".

Le porzioni. Lo studio non ha analizzato l’introito calorico giornaliero dei pazienti, né ha definito con esattezza il concetto di porzione, lasciandolo all’interpretazione dei singoli e verificando che con porzione mediamente si intende un frutto, oppure una quantità di pesce, carne, verdure o cereali per una persona. Non è stato un caso. "Volevamo rendere il questionario quanto più intuitivo possibile – conclude Stewart – in modo da poter essere completato da tutti facilmente. Ci rendiamo conto di come possa essere un limite e fornire imprecisioni, ma è anche un punto forte dello studio perché ci consente di dimostrare che anche quando la dieta è molto complessa, alcune domande semplici riescono a identificare un modello alimentare associato con un rischio minore di infarti o ictus".

FONTE: Elvira Naselli (repubblica.it)

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