lunedì 4 aprile 2016

Ecco la pelle «bioingegnerizzata» Trapiantata nei topi (con successo)

(Getty Images)
Una speranza per i pazienti che hanno la pelle danneggiata da malattie e traumi, oltre che per la calvizie. Potrebbe anche essere utile per testare la sicurezza di prodotti cosmetici e trattamenti per le ustioni, senza ricorrere alla sperimentazione animale

Non chiamatela soltanto pelle artificiale, i ricercatori giapponesi sono riusciti a far di meglio. Usando delle cellule staminali hanno prodotto una versione bioingegnerizzata dell’organo che riveste il corpo, con i suoi diversi strati (epidermide, derma e tessuti adiposi subcutanei) e le sue appendici, come ghiandole sebacee e follicoli piliferi. L’intero apparato tegumentario, insomma. Trapiantandolo hanno potuto constatare che era pienamente funzionale, secondo lo studio pubblicato su Science Advances. Per ora si tratta di esperimenti sul topo ma, se Takashi Tsuji del Centro per la biologia dello sviluppo Riken di Kobe e i suoi colleghi riusciranno a ottenere gli stessi risultati a partire da cellule staminali umane, potrebbero aprirsi nuove prospettive per i pazienti che hanno la pelle gravemente danneggiata da malattie e traumi, oltre che per tante persone colpite da calvizie. La cute bioingegnerizzata, inoltre, sarebbe utile per testare la sicurezza di prodotti cosmetici e trattamenti per le ustioni, senza ricorrere alla sperimentazione animale.

Un sistema complesso (e geniale)

Provate a pensare quante cose fa la vostra pelle. Delimita i confini del corpo mantenendone l’integrità. Protegge dalle radiazioni ultraviolette. È un rivestimento waterproof, una barriera per gli insetti, la prima linea di difesa dal mondo microbico. Ci consente di assorbire dall’ambiente poche sostanze selezionate, tenendo al di fuori molte molecole nocive. Sudando provvede alla termoregolazione e contribuisce alla secrezione degli scarti. È una copertura resistente alle abrasioni, notevole per la capacità di autoripararsi. Eppure ci lascia percepire il mondo circostante, la consistenza degli oggetti che tocchiamo, le carezze. Insomma è un prodotto decisamente ben riuscito dell’evoluzione, e un sistema più complesso di quel che siamo abituati a pensare. La pelle viene generata durante lo sviluppo embrionale grazie alle interazioni tra cellule epiteliali e mesenchimali, come molti altri organi, ed è proprio questo il processo che è stato riprodotto dagli specialisti giapponesi. La nuova via alla terapia rigenerativa, infatti, non si accontenta più di trapiantare semplici cellule dove ce n’è bisogno.

Nessuna reazione di rigetto né tumori

Tsuji ha già fatto parlare di sé in anni recenti, per gli studi sui meccanismi dell’organogenesi e lo sviluppo di tecnologie per la biomedicina di frontiera, lavorando sia con cellule staminali embrionali che con cellule pluripotenti indotte, quelle che hanno regalato al suo connazionale Shinya Yamanaka il premio Nobel. Queste cellule non comportano le complicazioni bioetiche delle staminali embrionali, perché sono adulte riprogrammate per riguadagnare versatilità e assumere identità diverse a seconda degli stimoli a cui sono sottoposte. Usando dei topi come modello, il gruppo del Sol Levante era già riuscito a ingegnerizzare denti, ghiandole lacrimali e salivari, tutti funzionali una volta trapiantati. Anche se l’interesse maggiore, com’era prevedibile, l’ha suscitato la produzione di follicoli capaci di generare una peluria simile a capelli una volta trasferiti in topi “nudi”. Per il nuovo lavoro i ricercatori hanno usato staminali pluripotenti indotte di topo per far crescere in coltura le “gemme” di pelle, ghiandole sebacee e follicoli. Una piccola porzione è stata trasferita agli animali riceventi e l’innovativa tecnica di trapianto ha funzionato bene. Non ci sono state reazioni di rigetto, né formazione di tumori. Il tegumento bioingegnerizzato si è connesso con i tessuti circostanti, compresi i nervi e i piccoli muscoli che servono a far rizzare i peli.

FONTE: Anna Meldolesi (corriere.it)



Nessun commento: