giovedì 19 maggio 2016

La tecnologia italiana che trasforma in acqua pura i liquami radioattivi

L’impianto Wow a Saluggia

Il primo appalto negli Stati Uniti per la scoperta dell’ingegner Marin sui rifiuti più pericolosi. La prossima sfida è la depurazione di acidi forti

La più rivoluzionaria tecnica sulla decontaminazione nucleare (e non solo), che apre prospettive enormi per un pianeta più pulito, è arrivata a una svolta importante. Sette anni dopo la casuale scoperta di un principio fisico di fluidodinamica (segretissimo) che permette di trasformare in acqua pura liquami radioattivi, senza filtri e con una bassa produzione di scorie, l’ingegnere padovano Adriano Marin con la sua Wow Tecnology spa ha vinto un bando internazionale del Department of Energy degli Stati Uniti con un progetto per la decontaminazione di liquidi radioattivi stoccati al Savannah River National Laboratory, nella Carolina del Sud.

Acqua pura

Per mettere a punto la nuova tecnologia, che ha ottenuto brevetti in tutto il mondo, ci sono volute lunghe sperimentazioni e molti test di validazioneeseguiti in un reattore nucleare e in un deposito di scorie radioattive. Ma ora il sistema chiamato Wow Water, che Marin e la sua équipe di dieci ingegneri ha sviluppato – grazie al supporto essenziale di Massimo Oddone (professore dell’Università di Pavia) e del Lena (Laboratorio di energia nucleare applicata dello stesso ateneo) - è pronto per essere impiegato con garanzie assolute di risultato. «L’ultima sperimentazione», spiega Marin, «è stata quella compiuta nel deposito di scorie radioattive Avogadro di Saluggia, dove, tra ottobre 2014 e aprile 2015, abbiamo trasformato circa 50 mila litri di liquidi radioattivi in acqua così pura che per analizzarla, in laboratori metrologici italiani e inglesi, ci sono voluti molti mesi». Il Cesio 137 è stato abbattuto di 350 mila volte, ottenendo così la separazione di acqua ultra pura da un concentrato di scorie liquide (da stoccare) inferiore a soltanto 20 litri e senza la produzione di scorie secondarie.

Il sistema di trattamento «Wow»

Il sistema di trattamento «Wow» ha enormi potenzialità ed è stato sotto gli occhi del mondo al recente vertice per la sicurezza nucleare svoltosi a Washington. L’incredibile abbattimento e la riduzione di volume delle scorie nucleari liquide ha suscitato molto interesse da parte degli Stati e delle aziende che gestiscono depositi di scorie. «Nonostante Wow possa trovare applicazioni in svariati campi», spiega Marin, «abbiamo voluto concentrarci sui rifiuti di categoria 3, i più pericolosi in assoluto tra le tre tipologie di rifiuti radioattivi, perché non c’è nessuno al mondo in grado di trattarli».

Un’altra sfida

Ma l’équipe guidata dall’ingegnere padovano sta già lavorando a una nuova sfida: una macchina in grado di trattare liquidi inquinanti contenenti acidi forti come il cloridrico, il fluoridrico, il fosforico o il nitrico, risolvendo un problema apparentemente insormontabile, quello del rischio di distruzione dell’apparecchio decontaminante per effetto degli acidi stessi. «Le prime sperimentazioni hanno avuto successo», rivela Marin, che invece mantiene il riserbo sui contatti con aziende giapponesi interessate all’applicazione del sistema Wow Water per la centrale nucleare di Fukushima, dove le conseguenze dell’incidente ai reattori nel 2011 continua a produrre contaminazioni e un volume di scorie elevatissimo. Solo per garantire il raffreddamento dei reattori incidentati, una gran quantità di acqua radioattiva deve essere ogni giorno trattata da sistemi che generano volumi di scorie radioattive che vanno ad aggiungersi alle altre, occupando ogni mese un’area vasta quanto un campo di calcio. Grazie alla tecnica adottata di Marin, tali scorie potrebbero essere ridotte (con spese molto contenute) al volume di una lavatrice.

Risparmio di risorse

L’attività della Wow Tecnology, azienda tutta italiana, continua grazie a finanziamenti privati. L’invenzione – che meriterebbe un premio Nobel - è in grado di trattare inquinanti di qualsiasi natura, inclusi batteri, virus, metalli pesanti, e se applicata su larga scala porterebbe non solo a un minor inquinamento, ma anche a un grande risparmio di risorse. E pensare che si è trattato di una scoperta del tutto casuale. Marin, 52 anni, un passato come dirigente della Riello e poi fondatore di una società di consulenze, nel 2005 stava lavorando con alcuni collaboratori in un garage alla costruzione di una macchina portatile che nei suoi intenti doveva servire a potabilizzare l’acqua nei paesi del Terzo mondo senza l’utilizzo di filtri. All’improvviso, manovrando qualcosa, cominciò a uscire acqua così pura che analizzarla era molto difficile. Ci vollero più di due anni per capire che cosa era successo. Nessun filtro magico, ma solo un principio fisico di fluidodinamica, che ha a che fare con un mix tra temperatura, pressione e altri parametri, e che permette di separare le molecole dell’acqua dal resto. Oggi la macchina, che nel suo insieme è grande come un Tir, potrebbe per esempio essere applicata per bonificare depositi di scorie liquide di origine industriale, aree inquinate, sversamenti, terreni contaminati da sostanze tossiche, metalli, ma anche per riportare a prato verde le centrali nucleari dismesse. Il tutto con beneficio per l’ambiente e risparmi incalcolabili.

FONTE: Luigi Corvi (corriere.it)

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