giovedì 2 giugno 2016

Il vaccino anti tumori testato su tre malati «La risposta è positiva»

Foto Reuters

Su «Nature» la sperimentazione tedesca. Oncologi cauti

Potrebbe essere il Santo Graal per la lotta contro i tumori: un vaccino universale (non preventivo, ma terapeutico) capace di tenere sotto controllo la malattia. Ne parlano alcuni ricercatori tedeschi sull’ultimo numero della rivista Nature, con grande tempismo, perché domani a Chicago, si apre il più importante congresso annuale sui tumori, promosso dalla Società americana di oncologia medica (Asco) dove si discuteranno proprio questi temi.

La tecnica

Ecco che cosa ci fanno sapere gli studiosi dell’Università Johannes Gutenberg di Mainz (Magonza): hanno sperimentato, con successo, una nuova tecnica che istruisce il sistema immunitario ad attaccare i tumori. In pratica hanno somministrato, dapprima nei topi e poi in tre malati con melanoma avanzato, nanoparticelle contenenti Rna (materiale genetico) di cellule tumorali, capace di stimolare una risposta immunitaria in grado di aggredire le cellule tumorali. E la risposta, positiva, c’è stata. 

Il vaccino è costituito da una capsula di molecole di grasso (liposoma) e contiene un cuore genetico, vale a dire un piccolo Rna su cui sono scritte le istruzioni per aggredire le cellule tumorali. Quando viene iniettato endovena, finisce con il raggiungere i distretti immunitari del corpo (milza, linfonodi, midollo osseo) dove riesce ad attivare una forte risposta immunitaria contro il tumore, sostenuta nel tempo.

Le reazioni

Si tratta sicuramente di «un approccio interessante e innovativo», ma «adesso è ancora troppo presto per poter parlare di un vaccino terapeutico per i tumori», commenta Paolo Ascierto, il direttore dell’Unità di Immunoterapia Oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori Pascale di Napoli, esperto di melanoma. Lui invita ad essere cauti. 

«La grande novità di questo lavoro — spiega Enrico Proietti, direttore del Reparto di Applicazioni cliniche delle Terapie Biologiche dell’Istituto Superiore di Sanità — sta nel fatto che questi “liposomi” (cioè gli involucri di grasso che racchiudono il vaccino) sono molto efficaci nell’indurre una forte risposta immunitaria, sia perché attivano certe sostanze come per esempio l’interferone, sia perché raggiungono organi come appunto la milza, che è il centro nevralgico della risposta immune. Potenzialmente, quindi, si tratta di un nuovo metodo di vaccinazione universalmente applicabile a diversi tumori (cambiando il contenuto della capsula a seconda del tipo di cancro da contrastare). Bisogna comunque essere cauti, perché il dato clinico è ancora troppo preliminare».

I test su topi e umani

I ricercatori tedeschi hanno prima dimostrato l’efficacia del vaccino sui topi con diversi tipi di cancro, successivamente hanno iniziato i test sull’uomo, concentrandosi in un primo momento soltanto sul melanoma. Testato su tre pazienti in stadio avanzato di malattia, il vaccino, già a basse dosi, si è dimostrato capace di dare avvio a una forte risposta immunitaria. Il prossimo passo da fare per la ricerca, dunque, sarà quello di modificare il cuore del vaccino con nuovi Rna, cioè con specifici materiali genetici di vari tumori, e di testarlo su pazienti affetti da diverse neoplasie.

FONTE: Adriana Bazzi (corriere.it)

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