lunedì 18 luglio 2016

Nanospugne di carbonio per riparare le fibre nervose


Positivi i primi test fatti in Italia


Minuscole spugne fatte di nanotubi di carbonio possono agire da ponte per guidare e sostenere la riparazione delle fibre nervose danneggiate: lo dimostrano i risultati dei primi test di laboratorio pubblicati sulla rivista Science Advances dai ricercatori della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) in collaborazione con l'Università di Trieste. 

Inizialmente studiate all'Università di Roma Tor Vergata per assorbire gli idrocarburi dispersi in mare, le nanospugne sono state applicate per la prima volta al tessuto nervoso sulla base di un'intuizione di Maurizio Prato, chimico esperto in nanotecnologie dell'Università di Trieste. Per studiare l'interazione di questo materiale hi-tech con le cellule nervose, Laura Ballerini e i suoi collaboratori lo hanno messo a contatto con due piccoli segmenti di midollo spinale di topo separati da appena 300 millesimi di millimetro. ''Inserendo un pezzo della spugna di carbonio nello spazio tra i due, si osserva una fitta crescita di fibre nervose che vanno a riempire la struttura, intrecciandosi e ripristinando la trasmissione dei segnali elettrici'', spiega Ballerini all'ANSA. 

''Questi nanotubi di carbonio hanno una sbalorditiva capacità di interagire con i neuroni, non solo per la loro struttura 3D - precisa - ma probabilmente anche per la loro capacità conduttiva''. Per verificare la biocompatibilità del materiale, i ricercatori lo hanno impiantato nel cervello di topi: ''a distanza di quattro e otto settimane abbiamo visto che era ben tollerato, i topi erano sani e vitali'', afferma Ballerini. ''Non abbiamo notato segni di infiammazione, anzi - precisa - abbiamo osservato la formazione di nuovi neuroni nella nanospugna, che a quanto pare offre un ambiente ospitale per le cellule''. 

E' ancora troppo presto per parlare di possibili applicazioni sull'uomo, ''non vogliamo creare false speranze - spiega la neurofisiologa - ma di sicuro abbiamo aperto una nuova linea di ricerca. Nel prossimo futuro, invece, potremmo provare questi materiali per ricoprire gli elettrodi impiantati nel cervello per l'elettrostimolazione contro i disturbi del movimento come il Parkinson, che ad oggi perdono efficienza nel tempo proprio perché causano la formazione di tessuto cicatriziale intorno''.

FONTE: ansa.it

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