domenica 24 luglio 2016

Ossessione integratori, barrette e pillole al posto del cibo 

Il giro d’affari sfiora i tre miliardi. Ogni italiano consuma quattro confezioni l’anno. L’allarme dagli Stati Uniti. Calabrese: “Emergenza sanitaria”

In media ogni italiano assume quattro confezioni e mezzo di integratori alimentari all’anno. Un giro d’affari da 2,6 miliardi: un mercato esploso tra il 1990 e il 2000 e da allora in costante crescita. In realtà si tratta di un business di dimensioni ancora maggiori perché sono rilevate dall’associazione dei produttori FederSalus soltanto le vendite nelle farmacie, parafarmacie e grande distribuzione.  

non le barrette proteiche, gli energy drink, i sali minerali, gli aminoacidi, le vitamine in pillole e tutti gli altri «health claims» che vengono acquistati su Internet e nei migliaia di distributori automatici negli aeroporti, sui posti di lavoro, nelle scuole, nelle stazioni ferroviarie e della metro, nei locali pubblici, nelle palestre.  

Di questi «health claims» solo 200 su 4000 hanno ricevuto il riconoscimento dell’ Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare. Al boom commerciale degli integratori fa riscontro una serie di «alert» sui loro possibili effetti nocivi a partire da quello del 2013 della Food and Drug Administration statunitense fino a quelli delle associazioni di nutrizionisti società scientifiche internazionali. La Stampa ha ricostruito la «filiera» dei surrogati dell’alimentazione visitando aziende produttrici e gruppi di ricerca universitari con l’aiuto di scienziati dell’alimentazione, psicoterapeuti e dietologi che hanno in cura pazienti che hanno riportato seri gravi alla salute dall’abuso di integratori. Sono prodotti a libera vendita, quindi non serve prescrizione medica.  

Automedicazione a rischio  
«I danni provocati alla salute dalla “moda” di sostituire il cibo con pillole e barrette stanno diventando una vera emergenza sanitaria», avverte il nutrizionista Giorgio Calabrese, presidente del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare. Ogni anno, tra Roma, Torino, Milano e Asti, il professor Calabrese cura più di cento casi di dipendenza da integratori.  

«L’automedicazione è dannosa- afferma- . Gli integratori vanno prescritti dal medico per carenze come quella di ferro e non presi di testa propria come sostitutivi». La loro diffusione è dovuta alla loro praticità. «Le indicazioni scritte sulle confezioni sono così generiche (stanchezza fisica e psicologica, difficoltà di concentrazione) che chiunque ci si può riconoscere- precisa Calabrese -. E, poi, invece di variare l’alimentazione e calcolare le calorie, appaiono come una scorciatoia ”easy”, un modo comodo per delegare a chi ne sa. Adesso ce ne sono alcuni che si sciolgono sotto la lingua, non serve neanche l’acqua». Tra i pazienti soccorsi nel tunnel di questa dipendenza c’è un trentenne piemontese che lavora in un’istituzione europea. «Un bel ragazzo brillante che si era ritrovato lontano dai genitori e per insoddisfazione e latente depressione aveva cominciato a mangiare solo integratori, è arrivato da me pelle e ossa-. Quando gli ho chiesto il motivo, mi ha risposto: “Mi servono a fermare la fame”. Da quando ha chiuso con questi prodotti, è aumentato di massa senza ingrassare: ora è felice e sta bene. In un anno ha preso 9 chili ed è tornato a vivere perché non è più schiavo degli alimenti sostitutivi»  

La trincea delle etichette  
Alla Angelini di Ancona lavora Marco Fiorani, da tre anni presidente di FederSalus, l’associazione che riunisce le principali aziende del settore. Alla casa madre del gruppo farmaceutico sempre più linee di produzione sono riservate agli integratori alimentari. «Se solo 200 “health claims” su quattromila hanno ottenuto l’approvazione è perché l’agenzia europea applica agli integratori lo stesso criterio di validazione scientifica dei medicinali- argomenta Fiorani-.Serve un altro modo per verificare l’efficacia di questi prodotti: il criterio farmaceutico si può applicare quasi solo a vitamine e minerali». Mostra i dati di vendita e gli investimenti in ricerca delle aziende. «L’abuso di integratori va trattato a livello psicologico, rientra tra le deviazioni nel rapporto con il cibo e con se stessi- prosegue-. E’ come per il vino: un bicchiere a pasto fa bene, eccedere è dannoso. E come sui pacchetti di sigarette c’è scritto che il fumo uccide, sulle etichette degli integratori è specificato che non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata. L’Italia ha anche regole più rigide del resto d‘Europa».

FONTE: lastampa.it

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