lunedì 11 luglio 2016

Quando la sabbia si trasforma in energia: il «miracolo» in Sicilia

L’impianto Stem a San Filippo del Mela (foto Virtuani)

L’unione della tecnologia italiana di Magaldi Group con la multiutility A2A per il futuro del solare termodinamico

Sabbia, nient’altro che sabbia quarzosa con un diametro inferiore a 0,2 millimetri. È il «rivoluzionario» componente della nuova centrale termosolare Stem realizzata da Magaldi Group e installata nel Polo energetico integrato di San Filippo del Mela, a due passi da Milazzo in provincia di Messina. Stem compone uno dei quattro pilastri della riconversione prevista da A2A della centrale termoelettrica da 960 megawatt aperta nel 1971, come illustrato da Valerio Camerano, amministratore delegato della multiutility lombarda sbarcata in Sicilia «perché ci crediamo e vogliamo investire nelle rinnovabili».

Solare termodinamico, diverse soluzioni

La tecnologia italiana di Magaldi che sta alla base di Stem costituisce uno sviluppo «ecosostenibile» di una fonte energetica che è già sostenibile per definizione: il solare termodinamico (o a concentrazione). Gli impianti solari termodinamici finora presenti nel mondo (dal 2010 ce n’è uno presso Siracusa che sfrutta un’intuizione di Carlo Rubbia) utilizzano un componente fluido che viene riscaldato dai raggi concentrati dagli specchi solari. Il fluido può essere di due tipi: un particolare olio minerale (diatermico) o i cosiddetti «sali fusi» (come nella centrale siracusana Archimede di Priolo Gargallo). Entrambe le soluzioni, però, non sono «ecologiche», anzi si tratta di elementi fortemente inquinanti, ma necessari per il funzionamento di un impianto termosolare. L’olio diatermico e i sali fusi mantengono il calore per alcune ore dopo che il sole è tramontato e in questo modo la centrale può produrre anche di notte vapore surriscaldato (che è quello che materialmente fa girare le turbine e genera la corrente elettrica). È proprio questa capacità di generare corrente anche di notte il vantaggio del solare termodinamico rispetto al fotovoltaico, che non produce elettricità se gli viene a mancare l’irraggiamento solare diretto. Impianti di questo genere hanno però il «tallone d’Achille ambientale» proprio nei fluidi impiegati per immagazzinare il calore. Un problema che è stato superato da Magaldi Group grazie all’impiego della sabbia. In Stem la sabbia non viene addizionata a nessun componente inquinante, quindi anche in caso di incidenti non può avvenire la contaminazione dell’ambiente circostante.

FONTE: corriere.it

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