mercoledì 10 agosto 2016

Nastri adesivi colorati sulla pelle degli atleti Tutte le risposte sulla kinesio taping

Una tecnica che aiuta i muscoli nata da bendaggio e fasciature degli anni ‘60. Non è dimostrata la sua efficacia ma il professor Gianfranco Beltrami, specialista in Medicina dello Sport, ci spiega perché per chi gareggia alle Olimpiadi può fare la differenza

Per i pochi che ancora non li conoscessero questi nastri adesivi colorati che fanno bella mostra di sé su alcuni atleti olimpici sono chiamati kinesio taping, o meglio, kinesio tapingè il termine che indica questa tecnica, introdotta dai trainer Usa che si occupano di riequilibrio posturale a partire perlomeno dalle Olimpiadi del 2008. Il “Kinesio Tex Tape” è stato sviluppato però da un chiropratico giapponese nel 1979 e deriva a sua volta dalla lunga esperienza di taping (semplice bendaggio bianco non adesivo) presente in fisioterapia fin dagli anni ‘60.

Abbiamo chiesto al professor Gianfranco Beltrami, presidente della Commissione Medica e Antidoping IBAF (International Baseball Federation), professore a contratto all’Università degli Studi di Parma e specialista in Medicina dello Sport, come funziona esattamente la kinesio taping.

La maggior parte delle ricerche scientifiche non hanno trovato però vantaggi significativi nel l’uso della tecnica. Una recente revisione sul British Journal of Sports Medicine ha dimostrato che il suo beneficio è superiore solo a “un lieve intervento che venga effettuato per alleviare il dolore”. Altri studi hanno riscontrato come effetto un aumento della gamma dei movimenti.

Le gare si vincono o si perdono per frazioni di secondo e anche un guadagno di prestazioni dello 0,5% potrebbe fare la differenza. È facile capire allora perché anche un lieve effetto calmante su un dolore muscolare o un piccolo ampliamento della gamma di movimento diventano fondamentali per un atleta olimpico. «Sicuramente nell’atleta di vertice anche una migliore funzionalità di un singolo muscolo può fare la differenza, oppure non sentire uno stimolo doloroso, un fastidio… questo anche dal punto di vista psicologico è importante», conferma Beltrami.

FONTE: corriere.it

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