sabato 8 ottobre 2016

Quali sono le differenze tra test di screening e di diagnosi prenatale?


Una delle domande più frequenti tra le future mamme riguarda le differenze tra i test di screening e i test di diagnosi prenatale. Per tenere sotto controllo la salute della mamma e del bambino è importante che la gestante si sottoponga a diversi esami che si distinguono tra invasivi e non invasivi.

I test di screening prenatali sono esami non invasivi che hanno la caratteristica di essere svolti tramite un prelievo del sangue e/o un’ecografia.
Si tratta di test di tipo probabilistico in quanto calcolano la percentuale di probabilità che vi siano anomalie nel feto (trisomie, difetti del tubo neurale), combinando i risultati degli esami con i parametri considerati standard. Non tutti i test di screening hanno la stessa percentuale di attendibilità ma sono tutti molto sicuri e non compromettono la salute della mamma o del feto.
Vi sono esami che analizzano il valore di alcune proteine nel sangue della gestante e si uniscono alla translucenza nucale (esame ecografico che permette particolari misurazioni del feto): questi sono il Bi Test, il Tri Test e il Quadri Test, la cui attendibilità arriva all’85%1. Inoltre, vi sono dei test di screening non invasivi che analizzano il DNA fetale: da un campione ematico della gestante si individuano i frammenti di DNA del bambino, dai quali si può individuare la presenza di anomalie. Queste analisi sono in grado di rilevare anomalie cromosomiche, come la Sindrome di Down e le trisomie 18 e 13, con un tasso di attendibilità del 99,9%2.
Gli esami diagnostici, invece, sono di tipo invasivo e riescono ad individuare con certezza la presenza di anomalie cromosomiche nel feto. Fanno parte dei test diagnostici l’amniocentesi, la villocentesi e la cordocentesi. La prima consiste in un prelievo di un campione di liquido amniotico tramite un ago inserito nel ventre materno. La seconda consiste in un prelievo di tessuto della placenta inserendo un ago nella pancia della gestante. La terza consiste nel prelievo di un campione di sangue del cordone ombelicale inserendo un ago nel ventre della mamma.
Essendo esami invasivi presentano un rischio di aborto dell’1%. Questi esami, solitamente, vengono consigliati dal ginecologo quando una donna supera i 35 anni d’età o se ha familiarità con anomalie genetiche.
Se volete saperne di più sul test prenatale non invasivo di analisi del DNA fetale potete visitare il sito www.testprenataleaurora.it.

FONTE:  Dania Pedron (Responsabile Digital Communication Sorgente)

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