venerdì 25 novembre 2016

Plastiche biodegradabili più vicine grazie ad un enzima

Plastiche biodegradabili più vicine grazie ad un enzima
Identificata la sua struttura molecolare dopo oltre 20 anni

PASSO in avanti verso la chimica verde: nuove plastiche biodegradabili potranno essere prodotte grazie all'enzima di un batterio, la cui struttura molecolare è stata finalmente identificata, e potrà ora adesso essere utilizzata nella produzione industriale. Il risultato, frutto del lavoro dei ricercatori guidati da Catherine Drennan del Mit (Massachussets Institute of technology), è pubblicato sul Journal of Biological Chemistry.

L'enzima produce delle lunghe catene di polimeri (cioè delle macromolecole costituite da più gruppi molecolari uniti a catena) che possono formare delle plastiche dure o morbide, a seconda del materiale impiegato. L'avere compreso meglio la sua struttura potrà aiutare a controllare composizione e dimensione dei polimeri, un passo necessario per la produzione commerciale di queste plastiche, che a differenza di quelle convenzionali, ricavate dai prodotti del petrolio, saranno biodegradabili.

L'enzima in questione è il 'Pha sintasi', presente in quasi tutti i batteri, che lo usano per produrre dei polimeri molto lunghi capaci di immagazzinare il carbonio quando il cibo scarseggia. Il batterio Cupriavidus necator ad esempio è capace di conservare l'85% del suo peso secco senza acqua sotto forma di polimeri. L'enzima riesce a mettere insieme fino a 30.000 molecole semplici insieme, in un modo preciso e controllato. Da oltre 20 anni i chimici cercavano di identificare la struttura dell'enzima, ma finora non ci erano riusciti. "E' l'inizio di una nuova era per lo studio di questi sistemi di cui ora conosciamo la struttura", commenta Drennan. Anche se il processo di impiego di questo tipo di enzimi per fare polimeri non è ancora economicamente competitivo a livello di costi e resa rispetto alle plastiche derivate dal petrolio, queste nuove informazioni sulla struttura molecolare dell'enzima aprono la strada alla possibilità di nuovi materiali e applicazioni, per realizzare migliori polimeri dalle proprietà uniche.
 

FONTE: repubblica.it

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