martedì 29 novembre 2016

Fonti rinnovabili e risparmio energetico



Risultati immagini per risparmio energetico

Non ci sono regole da seguire per il risparmio energetico che siano valide in generale. Bisogna analizzare il contesto studiando la diagnosi energetica del complesso edificio-impianto e i relativi consumi storici. Esistono molteplici combinazioni degli interventi implementabili per conseguire un risparmio energetico e dunque economico; solamente affidandosi ad esperti del settore sarebbe possibile avere un quadro chiaro della situazione, ottenendo le giuste informazioni (vantaggi e svantaggi per ogni intervento, costi e tempi di ritorno dell’investimento, esistenza di finanziamenti, incentivi, sgravi o agevolazioni fiscali) necessarie ad effettuare una scelta consapevole. Il risparmio energetico si muove su due macro campi: interventi che mirano a diminuire il fabbisogno energetico, interventi che servono a migliorare l’efficienza di produzione, distribuzione, regolazione ed utilizzo dell’energia. Nella prima macro area riconduciamo il miglioramento dell’involucro edilizio che va dal cambio degli infissi all’utilizzo di materiali dalle performance migliori. Interventi prettamente impiantistici che vanno a sostituire in tutto o in parte gli impianti esistenti con altri più efficienti rientrano, invece, nella seconda area. Un’ulteriore intervento molto importante è l’installazione di impianti basati sull’energia rinnovabile (fotovoltaici, solare termico, solare termodinamico, pompe di calore, biomasse, cogenerazione, rigenerazione, ecc.). Con questi impianti si ottiene una riduzione dei consumi di energia generata da fonti non rinnovabili producendo parte dell’energia necessaria alla climatizzazione da fonti rinnovabili, che essendo gratuite, non impattano sulle finanze di chi le utilizza, ovviamente a ciò va aggiunto il costo di installazione dell’impianto.
Bisogna dire, però che l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile non porta direttamente ad un risparmio energetico, inteso in senso stretto; il sistema edificio-impianto continuerebbe ad avere sempre lo stesso fabbisogno di energia utile, cioè sarebbe necessario fornire sempre la stessa quantità di energia per mantenere l’ambiente alla temperatura voluta. Quello che cambia, sicuramente, è l’impatto sull’ambiente ed è questo che si riflette sul risparmio economico: i sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili beneficiano di incentivi e/o sgravi fiscali, che consentono, abbinati al risparmio in bolletta, di avere un tempo di rientro dell’investimento davvero molto breve. Ovviamente tutto questo ha portato dei cambiamenti nel settore dell’installazione di impianti. I clienti sono stati costretti ad informarsi sulle nuove possibilità di risparmio che i sistemi ad energie rinnovabili consentono e la legislazione vigente in materia di impianti e risparmio energetico ha subito numerosissime modifiche, che, in diversi casi, hanno portato all’obbligo di installare sistemi a fonti energetiche rinnovabili o comunque di garantire delle prestazioni minime sia per gli impianti che per l’edificio. Tutti i tecnici e gli installatori che non hanno voluto o saputo adattarsi a questi cambiamenti sono stati tagliati fuori dal mercato. 

FONTE: Daniela Costa (Marketing Assistant, ProntoPro)  https://www.prontopro.it/

sabato 26 novembre 2016

Tumori, biopsia liquida identifica rischio in soggetti sani

Al via piattaforma, analizza geni e mutazioni

Familiarità, stili di vita, abitudini professionali. Chi, pur essendo in salute, è a rischio tumori per uno di questi fattori, da oggi può effettuare uno screening precocissimo per individuare l'eventuale probabilità di ammalarsi. A renderlo possibile è una piattaforma che consente di effettuare una biopsia liquida anche su individui sani, in modo da valutare la suscettibilità a 100 diverse neoplasie prima che si manifestino con sintomi. Messa a punto da Bioscience, spin off dell'Università di Roma Tor Vergata, è stata presentata oggi a Roma.

    Il percorso della piattaforma Sced (Solid Cancer Early Detection) non sostituisce la biopsia tradizionale ma può diventare uno strumento di screening super precoce. Mediante un semplice prelievo di sangue, esegue la mappatura e il monitoraggio di oltre 50 geni e 2800 mutazioni note nei tumori solidi. "La maggior parte sono asintomatici nelle prime fasi - afferma Luca Quagliata dell'Istituto di Medicina dell'Università di Basilea - nonostante ciò rilasciano costantemente nel sangue tracce di DNA tumorale" o, in altri casi, "gruppi di cellule tumorali si staccano dalla massa primaria e restano in circolazione: questo test offre la possibilità di analizzare entrambe". Fino ad oggi si utilizzava solo dopo la diagnosi, per monitorare la comparsa di mutazioni di resistenza alle terapie anti-tumore. Bioscience Genomics è la prima ad applicarla anche su soggetti sani ma a rischio. Il prelievo di sangue può essere effettuato ovunque, ma va inviato presso i laboratori di Roma, Milano e San Marino. Qui il Dna libero circolante viene sequenziato, alla ricerca della mutazione genetica e della sua eventuale tendenza ad aumentare nel tempo. "Nonostante oggi sia considerato un test per il follow up dei malati - prevede Giuseppe Novelli, genetista dell'Università di Tor Vergata - in pochi anni, potrà diventare il gold standard nella diagnostica in oncologia".
 
FONTE: ansa.it

 

venerdì 25 novembre 2016

Plastiche biodegradabili più vicine grazie ad un enzima

Plastiche biodegradabili più vicine grazie ad un enzima
Identificata la sua struttura molecolare dopo oltre 20 anni

PASSO in avanti verso la chimica verde: nuove plastiche biodegradabili potranno essere prodotte grazie all'enzima di un batterio, la cui struttura molecolare è stata finalmente identificata, e potrà ora adesso essere utilizzata nella produzione industriale. Il risultato, frutto del lavoro dei ricercatori guidati da Catherine Drennan del Mit (Massachussets Institute of technology), è pubblicato sul Journal of Biological Chemistry.

L'enzima produce delle lunghe catene di polimeri (cioè delle macromolecole costituite da più gruppi molecolari uniti a catena) che possono formare delle plastiche dure o morbide, a seconda del materiale impiegato. L'avere compreso meglio la sua struttura potrà aiutare a controllare composizione e dimensione dei polimeri, un passo necessario per la produzione commerciale di queste plastiche, che a differenza di quelle convenzionali, ricavate dai prodotti del petrolio, saranno biodegradabili.

L'enzima in questione è il 'Pha sintasi', presente in quasi tutti i batteri, che lo usano per produrre dei polimeri molto lunghi capaci di immagazzinare il carbonio quando il cibo scarseggia. Il batterio Cupriavidus necator ad esempio è capace di conservare l'85% del suo peso secco senza acqua sotto forma di polimeri. L'enzima riesce a mettere insieme fino a 30.000 molecole semplici insieme, in un modo preciso e controllato. Da oltre 20 anni i chimici cercavano di identificare la struttura dell'enzima, ma finora non ci erano riusciti. "E' l'inizio di una nuova era per lo studio di questi sistemi di cui ora conosciamo la struttura", commenta Drennan. Anche se il processo di impiego di questo tipo di enzimi per fare polimeri non è ancora economicamente competitivo a livello di costi e resa rispetto alle plastiche derivate dal petrolio, queste nuove informazioni sulla struttura molecolare dell'enzima aprono la strada alla possibilità di nuovi materiali e applicazioni, per realizzare migliori polimeri dalle proprietà uniche.
 

FONTE: repubblica.it

giovedì 24 novembre 2016

Nel 2015 in lieve calo nuove diagnosi hiv, Italia 13/a in Ue

Nel 2015 in lieve calo nuove diagnosi hiv, Italia 13/a in Ue © ANSA

 Iss, il 77% è di sesso maschile con un'età media di 39 anni

In leggero calo le nuove diagnosi di hiv, dopo tre anni. Nel 2015 sono state 3.444 i nuovi casi di sieropositività diagnosticati, con un'incidenza di 5,7 nuovi casi ogni 100mila residenti. Un dato che pone l'Italia al 13/mo posto in Europa. La diminuzione delle nuove diagnosi c'è stata per tutte le modalità di trasmissione tranne che per gli uomini che hanno rapporti omosessuali. Sono alcuni dei dati dell'Istituto superiore di sanità (Iss) sui nuovi casi di hiv e aids fino al 31 dicembre 2015, segnalati sul sito del ministero della Salute.

    L'incidenza più alta di nuovi casi di hiv si è avuta in Lazio, Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna. Chi ha scoperto di essere sieropositivo nel 77,4% dei casi era maschio e con un'età media di 39 anni (36 anni per le donne). L'incidenza più alta è stata osservata nei giovani tra i 25 e 29 anni (15,4 nuovi casi ogni 100.000 residenti).

La maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti (sono l'85,5% di tutte le segnalazioni), e nel 28,8% dei casi ha riguardato persone straniere, con la maggiore incidenza in questo caso in Abruzzo, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Tra gli stranieri, la quota maggiore di casi è costituita da donne eterosessuali (36,9%), mentre tra gli italiani da maschi che hanno rapporti omosessuali (48,1%). Per quanto riguarda l'aids, dall'inizio dell'epidemia nel 1982 a oggi, sono stati segnalati oltre 68mila casi, di cui più di 43mila sono morti.

Nel 2015 sono stati 789 i nuovi casi di aids diagnosticati, con un'incidenza di 1,4 nuovi casi per 100mila abitanti, un dato in lieve costante e diminuzione negli ultimi tre anni. Nel 2015 poco meno di un quarto delle persone diagnosticate con aids aveva fatto la terapia antiretrovirale prima della diagnosi. Nell'ultimo decennio è aumentata infatti la proporzione delle persone con nuova diagnosi di aids che ignorava la propria sieropositività e ha scoperto di essere sieropositivo nei pochi mesi precedenti la diagnosi di aids, passando dal 20,5% del 2006 al 74,5% del 2015. 

FONTE: ansa.it 

martedì 22 novembre 2016

La mannequin challenge delle cellule svela la nascita dei tumori

Le cellule sono state immortalate mentre riparavano il loro Dna (fonte: Tom Ellenberger, Washington University School of Medicine – Biomedical Beat)

Grazie alla biologia sintetica, per sviluppare nuovi farmaci

Una mannequin challenge da record, la più piccola al mondo, si è svolta sotto i microscopi della Rice University a Houston, negli Stati Uniti. A rimanere immobili come manichini sono state addirittura delle cellule viventi, immortalate nel bel mezzo di una delle loro attività più pericolose e incontrollate: la trasformazione in cellule tumorali. Le 'immagini' non finiranno certo sui social, ma aiuteranno a capire meglio la nascita del cancro così da scoprire, fotogramma dopo fotogramma, dove e come bloccarlo. Ad affermarlo sono gli stessi autori dello studio sulla rivista Science Advances.

''Per il futuro speriamo di poter sviluppare nuovi farmaci diretti contro specifici tipi di tumore - affermano i biologi - farmaci capaci di bloccare la trasformazione delle cellule, da usare insieme o al posto della tradizionale chemioterapia''. 

Per vincere questa sfida, i ricercatori hanno immortalato delle comuni cellule batteriche di Escherchia coli mentre riparavano i danni al proprio Dna: questa operazione avviene con meccanismi del tutto simili anche nelle cellule umane, e se non viene portata a termine correttamente, rischia di rendere instabile il Dna aprendo le porte al tumore. Per osservare come avviene questo processo passo dopo passo, i biologi hanno fatto mettere 'in posa' le cellule sfruttando la biologia sintetica, ovvero delle proteine appositamente disegnate che hanno permesso di 'intrappolare', localizzare e quantificare le molecole di Dna che si creavano man mano dopo ogni singolo passaggio della reazione di riparazione.

''Queste molecole che si formano come intermedi di reazione sono importantissime perché da loro dipende se la reazione procederà per il verso giusto, ma siccome sono transienti ed elusive - spiegano i ricercatori - finora è sempre stato molto difficile studiarle, soprattutto nelle cellule viventi''. La biologia sintetica ha permesso dunque di superare questa difficoltà, permettendo addirittura di individuare nuove proteine che potrebbero essere associate all'insorgenza dei tumori anche nell'uomo.

FONTE: ansa.it 

martedì 15 novembre 2016

Sostanza presente in alcuni cibi allunga vita e protegge cuore


In legumi, certi formaggi e cereali integrali

Una  sostanza  presente  in  molti  cibi  - da legumi  a  formaggi  stagionati e  cereali  integrali - chiamata spermidina - allunga la vita e  riduce  il rischio di  malattie cardiovascolari. Sono i risultati  di  una  ricerca  pubblicata  sulla rivista Nature  Medicine  e condotta da Guido Kroemer della Equipe 11 Labellisée Ligue Contre le Cancer, a Parigi insieme a colleghi dell'università di Graz in Austria. Lo studio - su topolini e ratti - è stato esteso anche a 800 individui del comune di Brunico in cui il consumo di cibi ricchi di spermidina è risultato associato a minor rischio cardiovascolare e pressione alta.


La spermidina non è nuova agli scienziati a caccia di un 'elisir di lunga vita', infatti in precedenti studi su animali più semplici (lieviti, moscerini e vermi) la molecola aveva già dimostrato i suoi effetti sulla longevità.
In questo nuovo lavoro gli esperti hanno aggiunto spermidina all'acqua dei topolini, iniziando l''integrazione' dietetica quando i topi erano già grandi, corrispondenti a individui di 45-50 anni. La spermidina allunga la vita degli animali e mostra effetti cardioprotettivi, aumentando anche la funzionalità del cuore in topolini anziani.
Infine gli esperti hanno stimato la quantità di spermidina nella dieta di circa 800 persone e visto che a consumi più elevati di questo nutriente corrisponde un minor rischio di insufficienza cardiaca e altre malattie cardiovascolari e un minor rischio di pressione alta, specie tra i maschi.
Ci sono insomma tutti i presupposti, concludono gli autori, per allestire studi clinici più rigorosi per studiare l'azione di questo composto.

FONTE: ansa.it

domenica 13 novembre 2016

Menisco lesionato: quando scegliere di operarsi

150 mila italiani sono colpiti ogni anno. Molti i programmi di riabilitazione

Possono lesionarsi da soli o in associazione alla rottura di uno dei due legamenti crociati. I menischi sono parti fibro-cartilaginee che agiscono come «ammortizzatori» tra il femore e la tibia. Ogni anno, soprattutto praticando un’attività sportiva, se li lesionano centocinquantamila italiani. Molti dei quali, dopo l’infortunio, non sanno quale strada imboccare: quella della ripresa motoria o dell’intervento chirurgico? Non c’è una soluzione valida su larga scala. Quella più opportuna varia a seconda dell’età del paziente e delle sue esigenze. 

LE ALTERNATIVE  

Ci sono persone per cui è il caso di finire sotto i ferri e altre che farebbero meglio a prediligere l’opzione conservativa. È questo lo scenario condiviso dagli ortopedici e che è emerso anche dalla più recente pubblicazione sul tema, apparsa sulle colonne del «British Medical Journal». Nello studio sono stati arruolati 140 adulti affetti da lesioni al menisco interno, ma soltanto la metà di essi è stata sottoposta all’intervento chirurgico in artroscopia. I restanti hanno seguito un programma di riabilitazione per tre mesi, con sedute effettuate 2-3 volte alla settimana. I controlli sono stati effettuati a tre mesi (attraverso la misurazione della forza muscolare) e a due anni (funzionalità del ginocchio) dall’inizio del trattamento. Dal punto di vista clinico (dolore e risposta del ginocchio durante l’attività sportiva), non è emersa alcuna differenza tra i due gruppi di pazienti. Ma chi aveva rinunciato all’intervento chirurgico, mostrava una forza muscolare maggiore. La ricerca, in sintesi, ha «premiato» la soluzione conservativa. 

GLI ASPETTI DA VALUTARE DOPO UN INFORTUNIO  

Ai fini della scelta, è decisivo l’accertamento della presenza di un processo degenerativo di natura artrosica a carico del ginocchio. Se presente, hanno notato i ricercatori, conviene escludere l’ingresso in sala operatoria. Altrimenti ben venga il ricorso alla chirurgia. È questo il caso che riguarda le lesioni da trauma negli sportivi, che hanno un’età per cui si opta per la rimozione in artroscopia del menisco lesionato.  

Ogni anno due milioni di persone nel mondo si sottopongono all’intervento mininvasivo, che garantisce al paziente la scomparsa del dolore, con una riduzione dei tempi chirurgici, di degenza ospedaliera e di recupero complessivo. Ma in un ginocchio usurato, la rimozione del menisco può rendere fragile la tenuta dell’intera articolazione. Meglio allora, in questi casi, prediligere l’attività fisica. Come? Effettuando esercizi in posizione di scarico, almeno 2-3 volte alla settimana. Via libera alla bicicletta, così come alla cyclette. Ok anche per il nuoto e per tutti gli sport praticati in acqua alta.

FONTE: Fabio Di Todaro (lastampa.it)

giovedì 10 novembre 2016

Salute mentale, è migliore quella di chi è stato negli Scout


Chi da bambino è stato uno scout ha meno rischi di sviluppare malattie mentali una volta arrivato ai 50 anni. Partecipare in queste organizzazioni, in cui bisogna sviluppare qualità come il contare su se stessi, il lavoro di squadra, risolvere e desiderare di imparare e fare molte attività all'aperto, pone le basi per un miglior benessere mentale.

E' quanto emerge da uno studio dell'università di Edimburgo, pubblicato sul Journal of epidemiology and Community Health. I risultati, estrapolati da una vasta ricerca condotta su quasi 10mila persone nate nel novembre del 1958 nel Regno Unito hanno mostrato che un quarto dei partecipanti allo studio era stato negli scout e aveva il 15% in meno di possibilità di soffrire di ansia e disturbi dell'umore rispetto agli altri. Le attività che si fanno in questi gruppi aiutano a sviluppare la capacità di recupero contro i comuni stress, e aumentano le chance di avere più successo nella vita.

Cosa che riduce le esperienze stressanti. «E' abbastanza sorprendente riscontrare questi benefici nelle persone molti anni dopo che hanno terminato la loro esperienza negli scout», commenta Chris Dibben, coordinatore dello studio.  

FONTE: ilmessaggero.it 

lunedì 7 novembre 2016

Fuga italiani dal Pronto soccorso, calo 1,5 milioni accessi in 2 anni

Fuga italiani dal Pronto soccorso, calo 1,5 milioni accessi in 2 anni © Ansa

Dati ministero; ma ancora sovraffollamento per taglio posti letto

E' 'fuga' dai Pronto soccorso (Ps) italiani: in 2 anni, infatti, gli accessi sono calati di circa 1,5 mln, dai 22.036.558 del 2011 ai 20.551.053 del 2013. Il dato deriva dal confronto tra l'ultimo rilevamento contenuto nell''Annuario statistico del Servizio sanitario nazionale 2013' - appena pubblicato sul sito del ministero della Salute - e il rilevamento relativo all'Annuario 2011. Il trend è confermato anche dai dati Agenas relativi al 2014. Il calo, per sindacati e medici d'urgenza, vede alla base l'efficacia delle campagne per educare ad un utilizzo corretto del Pronto soccorso, ma anche un aumento dell'assistenza domiciliare, pur tuttavia permanendo tra le motivazioni una certa "sfiducia" dei cittadini di fronte alle lunghe attese e allo stato di impoverimento delle strutture. La maggioranza dei Ps, nonostante i minori accessi, continua però a presentare criticità e sovraffollamento e ciò per il protrarsi del taglio dei posti letto ospedalieri (-7.339 dal 2011 al 2013) che rende difficoltosi i ricoveri, bloccando di fatto i pazienti nelle strutture di prima emergenza.

FONTE: ansa.it 

mercoledì 2 novembre 2016

Cellule con dna modificato antitumori, dal 2017 parte la sperimentazione in Italia

I test riguarderanno i pazienti del Bambino Gesù

Arriva dalle terapie con cellule immunitarie geneticamente modificate una nuova arma nella lotta ai tumori del sangue, la cui efficacia verrà sperimentata in Italia. Lo prevede un accordo che sancisce la collaborazione tra l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, punto di riferimento europeo per la cura e la ricerca in campo pediatrico, e Bellicum Pharmaceuticals, azienda che ha messo a punto l'interruttore di sicurezza CaspaCIDe, un 'gene suicida' progettato per ridurre o eliminare le cellule in presenza di effetti collaterali.

    Nel dettaglio, l'accordo riguarda lo sviluppo preclinico e clinico di prodotti di terapia cellulare avanzata ingegnerizzati con il 'gene suicida', per la produzione di linfociti modificati attraverso recettori (CAR T e TCR) specifici per determinati antigeni, tra cui il CD19. In base all'accordo, la Bellicum Pharmaceuticals finanzierà la produzione e manterrà i diritti per la commercializzazione, il Bambino Gesù manterrà invece i diritti a scopo di ricerca. Ovvero effettuerà studi clinici, a partire dal 2017, per l'applicazione di queste terapie in pazienti pediatrici affetti da leucemia linfoblastica acuta e neuroblastoma.

"La combinazione tra l'innovativa tecnologia dell'interruttore di sicurezza messo a punto da Bellicum e la nostra esperienza nel campo delle terapie geniche e cellulari, nella capacità di condurre studi clinici e nella capacità di produzione di cellule secondo le norme della Good Manufacturing Practice - commenta Mariella Enoc, presidente dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - rende questa partnership ideale per l'avanzamento rapido delle terapie cellulari avanzate di cui potrebbero beneficiare bambini e adulti affetti da patologie tumorali potenzialmente letali in tutto il mondo".

L'accordo è stato siglato dopo il successo della prima sperimentazione congiunta per testare l'efficacia di dell'interruttore CaspaCiDe per controllare gli effetti indesiderati conseguenti a un trapianto di cellule staminali ematopoietiche da donatore parzialmente compatibile.

FONTE: ansa.it 

martedì 1 novembre 2016

Terremoto, ricostruita la propagazione delle onde sismiche

La propagazione delle onde sismiche del terremoto del 30 ottobre (dal sito Ingv) 

E' durata più di due minuti

L'Ingv ha realizzato il video dell'animazione della propagazione sulla superficie terrestre delle onde sismiche generate dal terremoto delle ore 7.40 del 30 ottobre 2016 che ha coinvolto l'Italia Centrale. La propagazione  è durata più di due minuti.

Si tratta di una animazione preliminare in quanto solo nei prossimi giorni saranno noti i dettagli del processo di rottura che, per eventi di questa magnitudo, sono fondamentali per un'accurata simulazione della propagazione delle onde. 
La scala dei colori è otto volte superiore allo shakemovie realizzato per il terremoto di 24 agosto 2016.
Le onde di colore blu indicano che il suolo si sta muovendo velocemente verso il basso, quelle di colore rosso indicano che il suolo si sta muovendo verso l’alto. L’intensità del colore è maggiore per spostamenti verticali più veloci.

La velocità e l’ampiezza delle onde sismiche dipendono dalle caratteristiche della sorgente sismica, dal tipo di suolo e dalla topografia. Si osserva, ad esempio, che le onde si sono propagate con maggiore intensità e più a lungo verso le regioni adriatiche, verso il Lazio e la Toscana meridionale.

Questa invece la propagazione delle onde sismiche generate dal terremoto avvenuto il 26 ottobre e che ha coinvolto le le province di Macerata, Rieti, L'Aquila, Perugia e Ascoli Piceno.
I dati elaborati hanno portato a ricostruire in un'animazione quanto è accaduto nei primi 85 secondi dalla scossa di magnitudo 5,4 delle 19,10. Quello che emerge è che le onde si sono propagate con maggiore intensità e più a lungo verso Nord-Est, lungo le coste delle regioni adriatiche, verso il Lazio e la Toscana meridionale.

FONTE: ansa.it