lunedì 27 marzo 2017

Fattore Rh: come influisce sulla gravidanza




Ogni futura mamma sa quanto sia importante proteggere la propria salute e quella del futuro nascituro. Per questo scopo esistono esami di screening prenatale, come il test DNA fetale pensati per ogni fase della gravidanza e che permettono di individuare eventuali problemi nello sviluppo del bambino. Una condizione pericolosa per il bambino e da verificare in fase di screening è la presenza del fattore Rh negativo.


Si parla di fattore Rh negativo quando nel sangue manca l'antigene D. Se invece è presente, l' Rh è positivo. Quando una donna con Rh negativo è incinta di un bambino con Rh positivo, quest'ultimo è in pericolo.
Nel momento in cui il sangue della gestante entra in contatto con quello del feto, il sistema immunitario della donna riconosce la presenza dell’antigene D e inizia a produrre anticorpi contro i globuli rossi del bambino. La reazione è più o meno violenta a seconda della risposta del sistema immunitario della donna. Nei casi più gravi, risulta letale per il bambino1, 2.
Il contatto tra sangue materno e fetale può avvenire anche in caso di amniocentesi o villocentesi (due esami invasivi), emorragia, aborto, gravidanza ectopica, traumi addominali.
I rischi causati dall’incompatibilità Rh tra il sangue della gestante e quello del feto possono essere ridotti grazie ad un sistema di immunoprofilassi anti-D che consiste nella somministrazione tramite iniezione, di immunoglobuline umane anti-D che consentono di prevenire nella donna, la formazione di anticorpi che possono attaccare i globuli rossi del feto.
Circa il 10% delle gravidanze presenta un problema di incompatibilità tra Rh di madre e feto3. Per questo motivo, effettuare controlli medici per valutare i gruppi sanguigni di una coppia che desidera un figlio così come sottoporsi ad esami di diagnosi prenatale durante la gestazione, è importante per valutare con largo anticipo possibili incompatibilità e definire se intervenire o meno con l’immunoprofilassi.
Il test di Coombs indiretto è l'esame specifico per l'individuazione di anticorpi che agiscono contro Rh positivo. Si effettua entro la 16a settimana di gestazione e bisogna ripeterlo ogni mese, nel caso di genitori con Rh incompatibili. In pazienti donne con questo problema, gli specialisti potrebbero consigliare di svolgere l’immunoprofilassi anti-D alla 28a settimana di gravidanza, qualora si effettuino esami prenatali invasivi e se il bambino risulta Rh positivo alla nascita.
In presenza di dubbi è bene consultare il proprio ginecologo. Questi pianificherà un percorso personalizzato di screening prenatale.
Per ulteriori informazioni sul test prenatale che analizza il DNA fetale, consulta www.testprenataleaurora.it
Fonti:
1 Medicina dell'età prenatale: Prevenzione, diagnosi e terapia dei difetti congeniti e delle principali patologie gravidiche - Di Antonio L. Borrelli, Domenico Arduini, Antonio Cardone, Valerio Ventrut
2 La compatibilità di gruppo materno-fetale – di L. Brondelli, G. Simonazzi, N. Rizzo
3 Gravidanza fisiologica, linea guida 20 – a cura del Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, CeVEAS
 
FONTE: Ufficio stampa Sorgente Genetica

Nessun commento: