venerdì 19 maggio 2017

Gravidanza: quali esami svolgere?



 Durante la gravidanza ogni futura mamma deve prendersi cura di sé stessa e del bebè in arrivo. A tal fine i test di diagnosi prenatale e gli esami non invasivi sono fondamentali ed è importante che la gestante segua un giusto percorso di screening prenatale.
Esistono diverse tipologie di test di screening prenatale non invasivi che possono essere svolti in diversi momenti della gravidanza, e che permettono di scoprire la probabilità che il feto sia affetto da anomalie. 
Nel corso del primo trimestre è possibile eseguire il Bi Test e la translucenza nucale, esami che vengono spesso svolti durante la stessa visita. Questi esami si eseguono tra la 11a​ e la 14a​ settimana di gravidanza, e prevedono un prelievo di sangue per analizzare il dosaggio delle proteine Free Beta­HCG e PAPP­A e un esame ecografico (translucenza nucale) che permette di prendere delle misurazioni sul feto. I valori delle due proteine del sangue e le misurazioni sul feto vengono comparati a dei parametri standard e, se discostano, potrebbero essere necessari ulteriori approfondimenti con esami diagnostici invasivi. ​ L’affidabilità del bi test è di circa l’85%1. Questo test, come altre test di screening prenatale, non fornisce una diagnosi ma una probabilità di rischio che il feto sia affetto da anomalie, come la Sindrome di Down. 
Già a partire dalla 10a​ settimana di gravidanza si può svolgere un test prenatale non invasivo basato sull’analisi del DNA fetale. Questo test viene svolto su un campione di sangue della gestante, che viene analizzato con macchinari di ultima generazione in grado di rilevare i frammenti di DNA fetale che circolano nel sangue materno durante la gravidanza. Si tratta del test di screening prenatale non invasivo a più alta sensibilità e con un tasso di affidabilità del 99,9%​ nel rilevare le principali anomalie cromosomiche (come le Trisomie 21, 18, 13) 2. 
Un altro esame di screening prenatale è il Tri Test, che si può eseguire tra la 15a​ e la 18a​ settimana di gravidanza. Anche questo esame combina un’analisi del sangue a una ecografia. Le concentrazioni di alfafetoproteina (AFP), estriolo non coniugato e gonadotropina corionica vengono analizzate tramite il prelievo ematico e associate con un esame ecografico, che permette così di avere un quadro completo sulla possibile presenza di anomalie genetiche. Una variante di questo esame è il Quadri Test che analizza nel sangue materno anche la concentrazione dell’ormone inibina A. Anche questi esami non sono di tipo diagnostico ma probabilistico, con affidabilità del 70%. ​
Tutte le donne in attesa dovrebbero svolgere un test di screening prenatale ma, in particolare, indagini prenatali approfondite sono indicate alle gestanti che presentano fattori di rischio (come l’aver superato i 35 anni di età o la presenza di anomalie genetiche in famiglia). Nel caso in cui un test di screening indicasse la presenza di anomalie nel feto, sarà necessario sottoporsi ad esami di diagnosi prenatale invasivi, ​ come l’amniocentesi, in grado di confermare i risultati dei test.
Il tuo ginecologo di fiducia saprà delineare un percorso di screening prenatale adatto al tuo stato di salute e alle tue necessità per assicurarsi che tu e il tuo bambino stiate bene.