domenica 26 febbraio 2017

Rigenerate le cellule dell’udito

Le cellule alla base dell’udito (fonte: Will McLean, Ph.D., Co-founder and Vice President, Biology and Regenerative Medicine of Frequency Therapeutics) © Ansa 

Aperta la strada a nuove cure contro alcune forme di sordità

 Individuato un mix di sostanze capace di rigenerare le cellule alla base dell'udito, che convertono i suoni nei segnali nervosi che arrivano al cervello. La tecnica potrebbe aprire la strada a nuove terapie contro alcune forme di sordità e i primi test sull'uomo sono previsti nel 2019. Pubblicato sulla rivista Cell Reports, il risultato si deve ai ricercatori coordinati da Will McLean, del centro di ricerca Harvard-MIT Division of Health Sciences and Technology, del Massachusetts Institute of Technology (Mit) e dell'università di Harvard, e da Xiaolei Yin, del Brigham and Women's Hospital di Boston.

La morte delle cellule che trasformano gli impulsi meccanici delle onde sonore in impulsi nervosi (cellule ciliate) è una delle principali cause di perdita dell'udito. Sono molti i fattori che possono causarne la morte come l'eccessiva esposizione ai rumori, alcuni farmaci, infezioni o il naturale processo di invecchiamento. In alcuni animali, come gli anfibi e gli uccelli, queste cellule possono rigenerarsi naturalmente, ma non nell'uomo.

Tuttavia, i ricercatori hanno dimostrato che una combinazione di farmaci induce la popolazione di cellule progenitrici, che si trovano nella parte interna dell'orecchio che riceve i suoni (coclea), a differenziarsi in cellule ciliate.L'esperimento è stato condotto sulle cellule della coclea di topo, coltivate in laboratorio: un primo mix di molecole le ha stimolate a moltiplicarsi rapidamente e l'aggiunta di un altro mix le ha indotte a differenziarsi in cellule ciliate mature.

FONTE: ansa.it

 

mercoledì 22 febbraio 2017

La vita su Marte è possibile, lo dimostra il deserto di Atacama

Il deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi della Terra e più simili a Marte (fonte: Imagen de Chile/Azua) © Ansa

Trovati batteri che vivono in condizioni simili quelle marziane


Il deserto cileno di Atacama è il luogo della Terra più simile a Marte e dimostra che, nonostante la mancanza di acqua e le forti radiazioni ultraviolette, è possibile trovare forme di vita capaci di adattarsi e funzionare con queste condizioni estreme. Se sul pianeta rosso c'è vita, è molto probabile che si possa trovare nelle grotte e nel sottosuolo. Lo sostiene l'astrobiologo cileno Armando Azua, del Blue Marble Space Institute of science di Seattle, che ha presentato i suoi studi in una conferenza stampa a Santiago del Cile.
''Quello di Atacama è il deserto più secco e antico della Terra, vecchio 150 milioni di anni. Nella sua estensione, dalla costa fino all'interno, si può ripercorrere il passato della vita di Marte'', spiega Azua.

A caccia di forme di vita estreme
L'astrobiologo ha infatti trovato diverse forme di vita che si sono adattate alle condizioni del deserto. In una caverna più vicino alla costa ha trovato, sopra una ragnatela, dei microrganismi verdi capaci di fare la fotosintesi, che ''si erano adattati a vivere sulla ragnatela, sfruttando le gocce d'acqua che si accumulavano sui suoi fili al mattino''. Spostandosi più nell'interno, in caverne nelle colline costiere, Azua ha trovato delle microalghe capaci di fare la fotosintesi e dei batteri neri, ''che indicano che si stanno 'prendendo' tutta la luce'', un po' come se si fossero 'abbronzati'.

70 specie di microrganismi
Nelle valli centrali, sotto pietre di quarzo, i ricercatori del gruppo di Azua hanno trovato inoltre 70 tipi di specie di microrganismi, mentre ancora più all'interno, in 4 siti che sono risultati essere i più aridi di tutto il deserto, con un livello di umidità pari se non inferiore a quello marziano, hanno fatto un'altra scoperta: "a un metro di profondità, nel sottosuolo, abbiamo trovato dei batteri". Studiare le forme di vita nel deserto di Atacama, ha aggiunto, "è come vedere delle mummie viventi che camminano, capaci di tollerare e continuare a funzionare bene quasi senza acqua. Se su Marte si trovassero delle forme di vita come quelle terrestri, si può pensare che la vita sulla Terra sia arrivata con un meteorite marziano, e che quindi gli 'alieni' siamo noi''. 

Azua sta ora lavorando con la Nasa per inviare sulla Luna e su Marte, nel giro di un paio d'anni, una piccola serra con dei semi, per vedere come crescono nello spazio, in vista di future colonie umane.

FONTE: ansa.it

mercoledì 15 febbraio 2017

La pillola per prevenire l’Aids che fa discutere (e costa parecchio)

(Getty Images)

Si chiama PrePR, profilassi pre-esposizione (al virus Hiv): funziona nelle persone ad alto rischio di infezione: uomini che fanno sesso con uomini, transgender, sex worker

Una pillola come alternativa al preservativo per prevenire il contagio da Hiv? No, dicono esperti e rappresentanti delle associazioni dei pazienti, ma uno strumento in più sì, soprattutto per persone a rischio altissimo di infezione: uomini che fanno sesso con uomini, transgender, sex worker, e chi usa droghe endovena. Si chiama profilassi pre-esposizione, in sigla PrEP, e prevede la somministrazione di due antivirali, il tenofovir e l’emtricitabina, una compressa al giorno. Secondo una serie di studi, discussi a Seattle in occasione del Croi, la conferenza sui retrovirus che riunisce i maggiori esperti mondiali di Aids, la pillola funziona in oltre il 90 per cento dei casi (70 per cento nei tossicodipendenti). «Non c’è dubbio che da un punto di vista scientifico - precisa Massimo Galli direttore della Clinica di Malattie Infettive all'Università di Milano, Ospedale Sacco - sia uno strumento di prevenzione utile ed efficace nelle persone a rischio. Il problema, però, diventa politico-sanitario quando si passa alla sua utilizzazione nella pratica». 

Non protegge da altre infezioni
Punto primo: la pillola contrasta il contagio da Hiv, ma non le altre infezioni sessualmente trasmissibili che oggi sono in costante aumento (gonorrea, per esempio, ma anche virus herpes, papillomavirus e condilomi, clamidia, candida…) . Il preservativo, invece, protegge anche da queste. Punto secondo: si tratta di una terapia costosa. «Da un punto di vista della sanità pubblica, però, il costo giustificherebbe i benefici - commenta Stefano Vella dell’Istituto superiore di sanità italiano -. Molti programmi di prevenzione sono falliti proprio nelle popolazioni più a rischio e queste persone, una volta infette, comportano poi costi elevati di cure e di esami per il sistema sanitario». Negli Stati Uniti le assicurazioni rimborsano la PrEp, in Francia è a carico del sistema sanitario nazionale. E in Italia dove ogni anno si registrano 4mila mila nuovi casi di infezione, molti dei quali proprio in giovani omosessuali? «Il piano nazionale per l’Aids 2017-2020 - precisa Galli - prende in considerazione la possibilità di condurre anche da noi studi con il farmaco in collaborazione con le associazioni di pazienti». Ma le cose vanno a rilento. 
C’è chi usa il farmaco al bisogno
E alcune associazioni fanno sentire la loro voce. Una di queste, la Plus Onlus, di cui è vice-presidente Giulio Maria Corbelli, sta premendo sull’Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco, perché definisca le modalità di accesso dei pazienti a questo trattamento preventivo (peraltro appena autorizzato dall’Ema, l’Agenzia Europea per il Farmaco e, quindi, teoricamente disponibile in tutta Europa, ma difficilmente rimborsabile in Italia). Nell’attesa, però, la realtà rischia di superare la scienza (e la politica sanitaria). Intanto c’è chi usa questo farmaco “on demand”, cioè al bisogno, come pillola del “sabato sera”, quando le occasioni di incontri si moltiplicano , e ne potrebbe fare un ingrediente dei party chem sex, un mix di droga e sesso, comunque dannoso per la salute, ma al riparo almeno dall’Hiv. Non è difficile ottenere le pillole: basta comperarle online. In Gran Bretagna è consentito, da altre parti no, ma ci sono “buying group”, i gruppi di acquisto che, attraverso una rete di contatti, possono far arrivare i farmaci a destinazione di chi li richiede. Qualcosa di simile potrebbe avvenire anche in Italia, in un prossimo futuro.
 
FONTE: Adriana Bazzi (corriere.it)

 

giovedì 9 febbraio 2017

Parte il tour per la salute del cuore, esami gratuiti in 30 città

Parte il tour per la salute del cuore, esami gratuiti in 30 città
In concomitanza con il Festival di Sanremo, fino all’11 febbraio la campagna di prevenzione cardiovascolare offre controlli e la possibilità di avere la card della Banca del Cuore. Nella settimana di San Valentino parte anche l’iniziativa Cardiologie Aperte

UNO SCREENING gratuito per la prevenzione cardiovascolare che i cittadini potranno fare nelle piazze grazie al Truck Tour Banca del Cuore che nei prossimi 8 mesi sarà presente nel cuore di 30 città italiane a partire da Sanremo, prima tappa del tour dove resterà fino a sabato 11 febbraio in concomitanza con il Festival della Canzone di Sanremo.  L’iniziativa rientra nell’ambito della Campagna nazionale di Prevenzione Cardiovascolare "Truck Tour Banca del Cuore" promossa dalla Fondazione per il Tuo cuore - Onlus dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri con il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri e di Federsanità Anci.

Lo screening gratuito. Nei tre giorni di sosta previsti per ogni città i cittadini potranno effettuare gratuitamente uno screening di prevenzione cardiovascolare che include: elettrocardiogramma e screening aritmico, misurazione della pressione arteriosa, prelievo di una goccia di sangue dal dito per la valutazione di tutto il profilo lipidico (colesterolo totale, Hdl, Ldl, trigliceridi, glicemia, emoglobina glicata), della storia clinica e dei farmaci assunti.

Ogni cittadino riceverà, al termine della visita, la stampa del proprio elettrocardiogramma, dello screening metabolico, del proprio rischio cardiovascolare e un kit di 7 opuscoli realizzati da “Fondazione per il tuo cuore” sulla prevenzione cardiovascolare. “Il Truck Tour ci permette di andare direttamente a casa degli italiani, ovvero nelle piazze delle principali città, dove attivamente svolgeremo questo importante screening gratuito di prevenzione cardiovascolare, di portata finora mai realizzata nel nostro Paese” ha dichiarato Michele Gulizia, direttore di struttura complessa di Cardiologia presso l’Ospedale “Garibaldi-Nesima” di Catania e responsabile del Progetto di prevenzione nazionale Banca del Cuore.

FONTE: Irma D'Aria (repubblica.it) 

domenica 5 febbraio 2017

L'ormone cerebrale che fa bruciare grasso

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Identificato da un gruppo di biologi statunitensi, sarebbe collegato alla serotonina: una scoperta potenzialmente ricca di conseguenze sul piano farmaceutico, ma ancora molto precoce.

Un ormone cerebrale sembra capace di spingere l'intestino a bruciare grassi: l'hanno scoperto, per ora soltanto in un modello animale, alcuni biologi dello Scripps Research Institute (TSRI) di La Jolla, California.

Per ora, meglio precisarlo subito, si tratta di una ricerca di base, anche se ricca di potenziali sviluppi farmaceutici. Passate ricerche avevano dimostrato che la serotonina (un importante neurotrasmettitore del sistema nervoso centrale, coinvolto nella regolazione del tono dell'umore) è implicata nella perdita di peso, ma il motivo non era ancora noto.

Simile a noi. Per scoprirlo, Supriya Srinivasan e colleghi hanno condotto esperimenti sul metabolismo del verme nematode Caenorhabditis elegans, il cui cervello produce molecole per certi versi molto simili ai segnali chimici "messaggeri" del cervello umano. Hanno così scoperto come interrompere il legame tra serotonina e grassi bruciati: senza il gene che codifica per l'ormone FLP-7 (si pronuncia "flip 7"), la "catena" del dimagrimento si interrompe.

Legame diretto. Nei mammiferi, l'equivalente di questo ormone produce contrazioni nell'intestino dei maiali: in altre parole, anche nei mammiferi questo composto chimico è collegato all'intestino. Un passo successivo della ricerca ha rivelato che FLP-7 viene secreto dai neuroni nel cervello in risposta ad elevati livelli di serotonina, e poi raggiunge l'intestino attraverso il flusso sanguigno.

Il circuito cerebrale potrebbe funzionare così: il cervello produce serotonina in risposta a segnali come la presenza di cibo; questo processo a sua volta stimola la produzione di FLP-7, il quale attiva un recettore nelle cellule dell'intestino, che inizia a bruciare grassi indipendentemente dall'ingresso di cibo.

Regolabile. Dato ancora più interessante, i livelli dell'ormone sembrano poter essere modulati, nei vermi, senza effetti collaterali (al contrario dell'aumento della serotonina, che ha conseguenze sulla fame, sul movimento e sui comportamenti riproduttivi): i nematodi con più FLP-7 hanno continuato a comportarsi normalmente, pur bruciando più grassi.

FONTE: focus.it

 

giovedì 2 febbraio 2017

Tumori: Cro Aviano, 1000 casi al giorno ma metà evitabile con una vita sana

Sabato giornata mondiale. Meno zuccheri semplici e grassi animali, più frutta e verdura

Ogni giorno, in Italia, quasi mille persone si ammalano di tumore. Le neoplasie aumentano con l'età ma l'invecchiamento non ha una relazione diretta col cancro: sono le scelte quotidiane e gli stili di vita adottati in precedenza a determinare, in larga misura, il rischio di contrarre malattie cronico-degenerative in età avanzata. Servono scelte salutari e consapevoli. E' l'appello lanciato dal Cro di Aviano (Pordenone) in occasione della Giornata Mondiale sul Cancro in programma sabato 4 febbraio.

    Sono le abitudini alimentari a preoccupare maggiormente: un eccessivo consumo di cibi con zuccheri semplici (bibite gasate, pasta o pane raffinato), di grassi animali, poca verdura e bassa frequenza di attività fisica ci stanno allontanando dalla dieta mediterranea a base di olio di oliva, frutta, verdura, carni bianche, pesce e cibi non raffinati. Quasi il 50% dei tumori può essere evitato mettendo in sicurezza la propria salute con scelte di vita sane e consapevoli.
 
Al Cro di Aviano rimarcano che il migliore alleato della tutela della salute pubblica è dunque la ricerca perché indirizza gli individui verso più efficaci format di prevenzione; questo perché decenni di studi scientifici hanno identificato con chiarezza i tanti fattori che aumentano la probabilità di sviluppare un tumore. Se buona parte di essi può essere eliminata o ridotta, altrettanto vale per l'insorgenza tumorale.

"Purtroppo – commenta Diego Serraino, responsabile struttura di Epidemiologia Oncologica, che ha elaborato i dati in occasione del World Cancer Day 2017 – la percentuale di quanti si espongono a questi fattori di rischio è ancora significativa: circa il 27% degli italiani si dichiara fumatore, uno su 3 è sovrappeso e uno su 10 obeso; il 17% eccede nel consumo di bevande alcoliche e il 32% non svolge attività fisica. In quanto poi al consumo di frutta e verdura nelle dosi consigliate (5 porzioni al giorno), la regola è seguita poco meno del 10%".

Non fumare è il singolo miglior modo per una persona di prevenire fino a 17 tipi diversi di tumore; il 30% dei tumori è diagnosticata a persone sovrappeso, obese, o a chi non svolge adeguata attività fisica (basta una passeggiata giornaliera di 30 minuti); proteggere la pelle dal sole, evitare l'abbronzatura artificiale riduce al minimo il rischio di sviluppare il melanoma; vaccinare le giovani ragazze contro l'infezione dal virus del papilloma umano le protegge dal tumore della cervice uterina.

L'Istituto Nazionale Tumori di Aviano attua politiche di prevenzione connesse agli stili di vita da diversi anni e, come spiega il Direttore Scientifico, Paolo De Paoli, "particolare accento è stato posto alla trasmissione di notizie scientificamente validate e, per questo, concretamente utili all'attuazione di stili di vita capaci di ridurre il rischio di sviluppare tumori". Al Cro esistono strutture dedicate: l'Epidemiologia, capace di realizzare studi scientifici importanti e la Biblioteca Scientifica e per Pazienti, presidio in grado di trasmettere con elevato grado di professionalità quanto disponibile nel mondo della ricerca. 

FONTE: ansa.it