lunedì 6 marzo 2017

Luce verde per il lancio della nuova sentinella del pianeta

Luce verde per il lancio della nuova sentinella del pianeta (fonte: Ae/Cnes) © Ansa

Alle 02,49 della notte fra il 6 e il 7 marzo il lancio di Sentinel 2B con razzo Vega

Tutto pronto per il lancio di Sentinel 2B, la nuova sentinella spaziale le cui immagini 'a colori' aiuteranno a proteggere le aree verdi della Terra. Le operazioni di preparazione del razzo Vega, per il suo primo lancio del 2017, procedono positivamente e il lancio è previsto nella notte tra 6 e 7 marzo, alle 02,49 ore italiane dalla base spaziale di Kourou, Guyana Francese.

Il conto alla rovescia
Tra i tecnici si respira un certo ottimismo e l'unica incognita potrebbe essere il meteo: è considerato buono ma il vento di questi giorni potrebbe rappresentare un inconveniente. L'avvio del conto alla rovescia ufficiale è previsto alle 17,39 (ora italiana), quando inizierà la sequenza di operazioni che prevede anche l'attivazione dell'elettronica di bordo e lo spostamento della struttura mobile che custodisce il razzo che si concluderà con l'accensione di Vega, il razzo europeo che nasce in Italia negli stabilimenti di Avio.
Il lancio
Il lancio  è previsto alle 02,49 (ora italiana), quando si attiveranno i motori del primo stadio e poi in rapida successione il secondo e il terzo, carichi rispettivamente di 87, 23 e 10 tonnellate di propellente solido. Saranno necessari poco meno di 60 minuti per raggiungere i 786 chilometri di altezza dove Sentinel 2B sarà rilasciata dal quarto e ultimo stadio e da cui inizierà la sua missione per lo studio del pianeta. Sentinel 2B sarà il quinto satellite di Copernicus, il programma dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Commissione Europea per monitorare lo stato di salute del pianeta.

FONTE: ansa.it

 

venerdì 3 marzo 2017

Ottenuto il primo embrione artificiale, per studiare molte malattie

Embrione artificiale di 72 ore (fonte: Berna Sozen-Kaya, Zernicka-Goetz Lab, University of Cambridge) © Ansa

E' di topo, possibile sviluppo senza gravidanza

Ottenuto il primo embrione artificiale. E' di topo e si è formato a partire da cellule staminali che si sono assemblate dando origine a una struttura tridimensionale simile a un embrione naturale. Descritto sulla rivista Science, il risultato per la prima volta permette, in linea di principio e solo teoricamente, lo sviluppo di un individuo fuori dall'utero, anche se questa è solo possibilità teorica e applicabile solo in alcuni settori, come la zootecnia.
Dopo anni di tentativi, è stato raggiunto uno dei risultati più attesi dalla biologia dello sviluppo e considerato la chiave per rispondere a tante domande ancora aperte, come i meccanismi all'origine di molte malattie, le cause dell'infertilità maschile o ancora perchè nove embrioni su dieci non riescono ad attecchire nell'utero.

L'embrione artificiale è stato ottenuto nell'università britannica di Cambridge da Sarah Harrison e da una veterana dell'embriologia, Magdalena Zernicka-Goetz, allieva del pioniere della biologia dello sviluppo John Gurdon. Le ricercatrici hanno ottenuto l'embrione cercando di mimare il più possibile il mix di cellule che in condizioni naturali contribuisce a generare un nuovo individuo.

Finora i tentativi di far sviluppare un embrione in laboratorio finora erano falliti perchè si erano utilizzate solo le cellule staminali destinate a formare l'organismo, ma non quelle del tessuto che lo nutre (trofoblasto) e dal quale ha origine la placenta. "E' un risultato molto importante che, per la prima volta, indica che in linea teorica è possibile che un embrione possa svilupparsi fuori dall'utero", ha rilevato il direttore del Laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'università di Pavia, Carlo Alberto Redi. Tuttavia questa al momento è solo una prova di principio.

Nonostante l'embrione artificiale sia simile a un embrione naturale, per i ricercatori è improbabile che possa svilupparsi per dare origine a un feto sano. Perchè questo possa avvenire bisogna utilizzare anche le cellule staminali che permettono la formazione del sacco vitellino, la cui rete di vasi sanguigni è indispensabile per nutrire l'embrione.

"Avere a disposizione un embrione artificiale è un passo in avanti per le conoscenze di base relativi ai primi stadi della vita", ha detto il genetista Edoardo Boncinelli. "E' anche un passo significativo - ha aggiunto - per ridurre al minimo l'uso degli animali nei laboratori".
Una Google Earth delle cellule
Una Google Earth delle cellule destinate a formare un nuovo individuo: è questo uno dei grandi vantaggi di avere a disposizione un embrione artificiale in 3D. Osservare le cellule nella struttura tridimensionale che imita perfettamente la morula, ossia l'agglomerato di cellule la cui forma ricorda quella di una mora, "permette non soltanto di osservane lo sviluppo, ma di comprenderne il comportamento a seconda della posizione che occupano", ha detto Redi.
Ci sono infatti moltissime informazioni che una cellula acquisisce dall'ambiente in cui è immersa e dalla particolare posizione che occupa e adesso è possibile conoscerle. Questa, per Redi, è solo una delle possibili ricadute: diventa possibile, ad esempio capire i meccanismi che permettono all'embrione di superare le primissime fasi cruciali dello sviluppo e di attecchire nell'utero, e spiegare perchè il 90% degli embrioni generati non attecchisce.

FONTE: ansa.it